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La riforma elettorale è arrivata alle battute finali. Oggi la Camera ha approvato con 228 voti favorevoli, 144 contrari e 3 astensioni la terza e ultima questione di fiducia posta dal governo sullo Stabilicum. Il voto riguardava l’articolo 3 del provvedimento; nella stessa giornata l’Aula è stata chiamata a esaminare anche l’articolo 8, relativo all’estensione del voto fuori sede ai caregiver familiari. Domani si svolgerà il passaggio decisivo: la Camera voterà definitivamente la legge a scrutinio segreto, non prima delle 12.30.
Lo Stabilicum, dunque, si prepara a entrare in vigore, salvo stravolgimenti. Le opposizioni e diversi comitati di costituzionalisti sono già all’opera per portare la faccenda sotto gli occhi della Corte costituzionale. Se però la Consulta non intervenisse in nessun modo, la legge elettorale rimarebbe quella votata oggi. Ecco, dunque, un elenco di tutte le conseguenze che i partiti (grandi o piccoli che siano) sarebbero chiamati a fronteggiare prima di arrivare alle urne.
Il candidato premier
Ogni lista o coalizione dovrà indicare il nome del candidato che intende proporre per la presidenza del Consiglio all’interno del programma elettorale da depositare al Viminale. Gli elettori, dunque, non sceglierebbero soltanto una lista, ma anche la leadership associata a quella lista o coalizione. I partiti saranno quindi costretti a definire prima del voto chi dovrebbe guidare il governo, evitando di rinviare completamente la decisione al dopo-elezioni. La norma è tra le più contestate sul piano costituzionale perché, dicono i critici, cambia surrettiziamente la forma di governo, trasformando l’Italia in un premierato di fatto (un sistema in cui con il voto si sceglie non solo il Parlamento ma anche il premier), e ledendo i poteri del Presidente della Repubblica. Per arginare questa critica la legge ha espressamente indicato che il nome che le coalizioni presenteranno è puramente indicativo e che il potere di incarico resta dunque nelle mani del Quirinale. I dubbi costituzionali comunque li fugherà la Consulta, ma intanto la norma ha un enorme effetto sulle coalizioni.
Ovviamente non per il centrodestra che non farà fatica a scrivere Giorgia Meloni in cima al suo programma. Per il campo largo, invece, la questione appare complessa. Dovendo indicare il candidato premier prima del voto, Pd, M5s, Avs e gli altri dovranno decidre prima il candidato di tutti e non, ad esempio, dire che il leader sarà quello del partito più votato. Da qui la necessità delle primarie sulle quali infatti, Giuseppe Conte, leader del secondo partito del centrosinistra, il M5s, chiede di accelerare. Mentre Elly Schlein chiede di aspettare e indire i gazebo al ridosso del voto anche perché spera che arrivi prima la tagliola della Consulta sulla norma, rendendo di fatto le primarie non necessarie.
























