CONSIGLIO REGIONALE. FICO E LA SOLITA IPOCRISIA: VUOLE IL REDDITO DI CITTADINANZA (PROMESSO), MA POI SCARICA TUTTO SUL GOVERNO

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In campagna elettorale era facile promettere un cambio di passo. Ora, però, arrivano i conti con la realtà e il presidente Roberto Fico sembra già cercare un alibi: sul Reddito di cittadinanza «non può farlo una Regione, lo deve fare una nazione». Tradotto: quando una promessa diventa difficile da mantenere, la responsabilità torna a Roma.

Il punto, però, è un altro. In Campania non serve un nuovo capitolo della stagione dell’assistenzialismo, né una versione regionale del Reddito di cittadinanza. Serve lavoro. Vero, stabile e produttivo.

La maggioranza di centrosinistra ha inserito nella propria risoluzione una misura di sostegno al reddito per gli over 55 rimasti fuori dal mercato del lavoro, troppo giovani per la pensione e troppo anziani per rientrare facilmente nei circuiti occupazionali. Una platea che merita certamente attenzione, ma che rischia di diventare l’ennesima categoria da sostenere con risorse pubbliche anziché con politiche capaci di creare occupazione.

È qui che la retorica del «sostegno ai più fragili» rischia di trasformarsi nell’ennesimo assegno. E il confine tra protezione sociale e assistenzialismo è proprio questo: aiutare chi è in difficoltà a rimettersi in piedi oppure costruire una dipendenza permanente dal sussidio?

Il centrodestra ha contestato con forza questa impostazione, ricordando gli effetti e le distorsioni prodotti dal Reddito di cittadinanza. Ma il problema politico per Fico è soprattutto un altro: se oggi il presidente ammette che il Reddito di cittadinanza non può essere ripristinato dalla Regione, perché durante la campagna elettorale il tema del sostegno al reddito è stato evocato come una delle risposte alle emergenze sociali della Campania?

Fico sostiene di volerlo, ma precisa che «non lo può fare una Regione». Una posizione istituzionalmente comprensibile, ma politicamente comoda. Perché consente di rivendicare il principio senza assumersi fino in fondo la responsabilità di trovare una soluzione concreta.

Nel frattempo, Palazzo Santa Lucia studia una misura per gli «invisibili». Ma anche qui la domanda è inevitabile: quanti soldi pubblici saranno necessari? Quante persone ne beneficeranno? Per quanto tempo? E soprattutto: quale sarà il percorso per riportarle nel mercato del lavoro?

Perché il rischio è quello già visto in passato: chiamare «politica sociale» ciò che finisce per essere semplicemente trasferimento di denaro.

La Campania non ha bisogno di un nuovo esercito di assistiti. Ha bisogno di imprese che assumono, formazione che funziona, infrastrutture, servizi efficienti e condizioni che rendano conveniente investire e creare occupazione.

Il lavoro non può essere sostituito dal sussidio. E una Regione non può trasformarsi nell’ufficio paghe della precarietà sociale.

Fico dice che il Reddito di cittadinanza non può tornare perché è materia nazionale. Bene. Ma allora la domanda diventa inevitabile: dov’è il piano regionale per creare quei posti di lavoro che in campagna elettorale venivano indicati come la vera alternativa alla povertà?

Perché governare significa anche questo: quando finiscono gli slogan e arrivano i bilanci, non si può continuare a scaricare la responsabilità sul governo di turno.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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