San Giovanni a Teduccio: mare balneabile, ma stop alle piattaforme in via Caracciolo

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Il mare torna pulito e fruibile a San Giovanni a Teduccio, ma sul lungomare di via Caracciolo arriva un altolà che frena l’entusiasmo. Nel giro di un solo giorno, il Comune di Napoli riceve una buona notizia e una doccia fredda: mentre l’Arpac certifica la qualità delle acque nel tratto orientale della città, la Soprintendenza nega l’autorizzazione alla realizzazione delle piattaforme in legno previste lungo la scogliera cittadina.

I rilevamenti effettuati lo scorso maggio dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale confermano la balneabilità dell’intera fascia costiera che va da Sannicandro a Pietrarsa. Un risultato accolto con entusiasmo dall’assessore comunale Edoardo Cosenza, che ha condiviso la notizia sui social con una foto di una partita di pallanuoto organizzata proprio nelle acque tornate accessibili. «Rispetto allo scorso anno abbiamo ottenuto risultati ancora migliori. Dopo anni di degrado, San Giovanni a Teduccio può finalmente godere di un tratto di mare restituito alla collettività», ha scritto l’assessore, annunciando anche un intervento di pulizia che consentirà l’apertura totale della spiaggia.

Il miglioramento delle condizioni ambientali, secondo l’amministrazione, sta attirando nuovi investimenti imprenditoriali nella zona. La spiaggia è facilmente raggiungibile con la Linea 2 della metropolitana e, in futuro, anche grazie alla riattivazione della rete tranviaria, attualmente in fase di riqualificazione.

Mentre sul fronte Est si registrano progressi, a Occidente le cose si complicano. Il progetto di installazione delle pedane in legno lungo via Caracciolo, pensato per ampliare gli spazi destinati ai bagnanti e accogliere oltre mille persone, ha subito un brusco arresto. L’obiettivo era renderle operative già dal primo giugno, ma la Soprintendenza ha rigettato la proposta, costringendo l’amministrazione a rivedere il “piano coste” elaborato dallo stesso Cosenza.

Il rifiuto rischia di accentuare i problemi legati all’affollamento delle poche aree costiere accessibili e autorizzate alla balneazione, come quelle di palazzo Donn’Anna e delle Monache a Posillipo, già prese d’assalto nei giorni scorsi. A complicare la gestione degli accessi c’è anche la sentenza favorevole ai comitati per il “mare libero”, che ha annullato le restrizioni introdotte con app e prenotazioni obbligatorie.

La vice sindaca Laura Lieto, responsabile dell’Urbanistica e da due anni impegnata nello sviluppo del progetto, ha scelto un approccio dialogante dopo la bocciatura, sottolineando l’intenzione di cercare soluzioni alternative in accordo con la Soprintendenza. «Vogliamo continuare a lavorare con spirito costruttivo – ha dichiarato – valutando altre forme di ampliamento temporaneo degli spazi pubblici sul mare, sia nell’area Est che nella zona di Posillipo».

Alla base della decisione della Soprintendenza ci sarebbero ragioni legate alla tutela paesaggistica: le pedane, seppur smontabili e non permanenti, violerebbero i vincoli che proteggono quel tratto di costa. Il progetto prevedeva una superficie di circa 690 metri quadri, con scale per facilitare l’accesso al mare, e un utilizzo limitato alla stagione estiva, da giugno a fine settembre.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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