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Al calare del sole la nostra Marano mostra tutta la sua desolazione, é come vivere in un film di Diario Argento dove il surreale supera il reale.
Negli anni la politica e la parte malata dell’imprenditoria edile hanno distrutto lo strato e il substrato di un paesotto ridente ai piedi della collina dei Camaldoli, rendendolo un vero deserto socio- economico – culturale dove la sopravvivenza ha preso il sopravvento sulla vivibilità.
Mobilità inesistente, la città é tagliata fuori da ogni collegamento con la città metropolitana e con i paesi vicinori, assi viari ridotti a veri colabrodo e in veri pantani quando piove.
Assenza totale di strutture e infrastrutture ricreative, di aggregazione di aree a verde ,che la rendono spettrale soprattutto al calar de sole.
Nella città, dal centro alle periferie con la chiusura di molte attività dovute alla crisi economica che morde ma anche a un’ assenza totale di organizzazione e programmazione dì politica economica dovuta negli anni a una politica sciatta spesso vicino ad ambienti borderline della Marano chiacchierata ha prodotto uno stato comatoso di tutte le attività economiche, sociali e culturali, che ha reso la città ectoplasma di se stessa.
Questa brutale realtà dovuta all’assenza totale di una classe dirigente politica capace di programmare una città armoniosa a misura d’ uomo e alla presenza di una’ imprenditoria edile del cemento fine a se stesso ,che in sintesi può essere apostrofata come ” palazzinari” ha distrutto la Marano delle mele annurca, delle ciliegie dell’Arecca e del terziario che si prospettava all’ orizzonte.
Di conseguenza la economia della città passava da agricola devastata dalla speculazione edile, al mancato sviluppo del terziario che implodeva prima ancora di nascere con la saturazione della richiesta del mercato edile, dovuto anche alle varie inchieste giudiziarie.
Oggi la città é un grosso agglomerato di cemento privo di strutture, infrastrutture e servizi per il vivere a misura d’ uomo, una città senz’anima dove non si vive ma si sopravvive.
Agli autori della distruzione della città non resta di vergognarsi per lasciare alla collettivitá ma cosa ancora più grave ai propri figli ai nipoti un deserto socio – politico – culturale che é la tomba dell’ essenza umana.
Michele Izzo
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