La paura regna ormai sovrana nell’area dei Campi Flegrei, che da poco più di un anno è interessata da numerosi – e sempre più violenti – terremoti che stanno destando non poche preoccupazioni tra la popolazione. Il governo ha firmato il documento per lo stato di mobilitazione nazionale, il governatore De Luca ha chiesto soldi, i sindaci provano a rassicurare, i cittadini – tanti – non vogliono abbandonare le proprie zone e trasferirsi altrove. Qualcosa di simile accadde già alcuni decenni fa, quando i puteolani – causa bradisismo – si trasferirono nella nascente Monteruscello. Altre case, altri soldi, ma il problema – come si vede – non è stato risolto. Sarebbe un errore, dunque, ripetere lo scenario del passato. Non è questione di ristrutturare o potenziare gli attuali edifici. La posta in ballo è più alta: bisogna evacuare, incoraggiare i trasferimenti dei residenti in zona rossa o pensare ad altro? Un’idea chiara, al momento, non c’è.
L’attuale crisi dei Campi Flegrei è iniziata – vale la pena ricordarlo – nel 2012 ma si è fatta via via più intensa a partire dallo scorso maggio quando si è registrato un sisma di magnitudo 4.4 che ha toccato il record storico; nuovamente raggiunto – e fortunatamente non superato – nella nottata di ieri. Com’è noto i Campi Flegrei sono una delle più grazie caldere vulcaniche di tutta Europa, sulla quale vivono più di 500mila persone: dal 2012 a questa parte la Commissione grandi rischi napoletana ha deciso di portare il livello d’allerta dal verde al giallo esattamente come fu nel 1970 e nel biennio tra il 1983 e il 1984 quando il termine bradisismo tornò ad occupare stabilmente le prime pagine dei giornali.
Mentre di fatto ad oggi il rischio di un’effettiva eruzione vulcanica – i cui effetti rischiano di essere fatali per buona parte del comune partenopeo – è decisamente basso, fermo restando che l’ultima risale addirittura al 1538 quando nell’arco di pochi giorni si generò il Monte Nuovo che oggi sovrasta l’area di Pozzuoli e Bacoli.
Il punto di rischio dei Campi Flegrei – nonché la ragione alla base dei sempre più frequenti terremoti – è proprio quel già citato bradisismo che da secoli è noto a residenti flegrei tanto che esiste un metodo antichissimo risalente alla civiltà romana per osservarne gli sviluppi ancora oggi utilizzato dagli esperti: si tratta – appunto – di un fenomeno naturale di sollevamento del suolo causato dalla pressione dei fluidi magmatici che si trovano a circa 4mila km di profondità rispetto al suolo e che oggi ha raggiunto un’intensità di 210 centimetri, 40 in più di quel picco che venne raggiunto nella crisi del 1984.
Per gestire il rischio di un’eruzione dei Campi Flegrei la Protezione Civile ha disposto un ampio piano di evacuazione che coinvolgerà tutti i residenti che si trovano Pozzuoli, Bacoli e i comuni periferici di Napoli che nell’arco di 72 ore dovranno raggiungere autonomamente dei punti di raccolta dai quali saranno poi redistribuiti nelle regioni vicine.
Mentre dal punto di vista del rischio sismico attualmente l’azione si sta concentrando soprattutto dal punto di vista della limitazione dei possibili danni agli edifici con verifiche sulla stabilità strutturale che hanno costretto – fino a questo momento – più di mille residenti a lasciare le loro abitazioni.
Nel contempo, per l’area dei Campi Flegrei vige anche una diffusa allerta in merito all’enorme quantità di Co2 emessa dalla caldera vulcanica durante le crisi bradisismiche ed attualmente si stima un’emissione di 5mila tonnellate giornaliere che potrebbero presto – soprattutto in virtù del fatto che si tratta di un gas inodore e invisibile – diventare un grave problema per la popolazione: per gestire il rischio vige su tutta l’area dei Campi Flegrei il divieto di dimora nei sotterranei degli edifici che non godano di un efficiente sistema di areazione; così come i locali sono costretti – in presenza di sale sotterranee aperte al pubblico – ad istallare dei rilevatori di anidride.
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