L’alert è scattato tra giugno e luglio. Si chiudevano dopo dieci anni le porte di Eav per Umberto De Gregorio, con la nomina del nuovo amministratore Pietro Diamantini voluta dalla Regione: e bussava la Guardia di finanza. Acquisiti carte e documenti sul ruolo di direttore generale ricoperto dall’ex manager dal 2018 al 2026, insieme a quello di amministratore della società. L’ipotesi: illecito conferimento dell’incarico di dg. Sale di livello l’indagine della Procura della Corte dei conti che aveva messo gli occhi sul ruolo di De Gregorio come dg già da un paio di anni.
Le conseguenze del blitz della Finanza sono state immediate: stop ad altri compensi da Eav all’ex manager al termine del rapporto di lavoro, magari a saldo di quelli già intascati. Regione in campo per arginare l’eventuale danno erariale. Dalla ricostruzione degli atti che hanno portato De Gregorio a ricoprire la poltrona di dg sarebbero emersi due elementi critici da valutare. Non solo l’assenza di una selezione pubblica. Ma soprattutto la presunta mancanza del requisito in capo a De Gregorio al momento dell’investitura: ossia l’esperienza di 5 anni da dirigente. Senza quel requisito, De Gregorio non avrebbe potuto avere accesso alla carica. Tradotto: la sua nomina sarebbe viziata da nullità. E, in base a una giurisprudenza consolidata, il danno erariale consisterebbe negli stipendi elargiti al dg. De Gregorio entrò in Eav voluto da De Luca nel 2015 come presidente del cda e amministratore. Poi nel 2018 la nomina anche a dg che consentì al manager di triplicare il compenso: da poco più di 40 mila euro come amministratore a 140 mila come direttore.
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