L’ultimo mistero maranese: la sparizione del progetto per la realizzazione di una scuola nel Galeota. E tutto ciò che non è stato fatto in questi due anni

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Il complesso residenziale del Galeota, acquisito al patrimonio comunale durante la gestione (all’area tecnica) dell’ex dirigente Pasqualino Di Pace, doveva essere trasformata in una scuola per i ragazzi di San Rocco, molti dei quali ancora ospitati in una struttura abusiva,  sempre a San Rocco, per la cui occupazione il Comune paga un oneroso fitto ai privati. Era un’idea partorita già durante la gestione commissariale e ancor prima con una delibera proposta da alcuni consiglieri dem ma non approvata.

Di Pace, prima di andare via (scappò letteralmente da Marano da un giorno all’altro), riferì che c’era la possibilità di trasformarla in scuola. La vicenda è stata ripresa nei mesi scorsi dal neo assessore democratico Di Luccio e dalla segreteria del suo partito, che la mise tra le priorità della giunta Visconti. Ieri, con nota ufficiale del segretario del circolo del Pd Sorrentino, si è saputo che il progetto, inizialmente inserito nel piano triennale delle opere pubbliche, è stato stralciato in extremis da qualcuno. Chi è stato? E per quale ragione? Non ci sono fondi o ci sono difficoltà tecniche? Per ora, come sempre accade a Marano, nessun chiarimento.

Lo stralcio del progetto ha fatto irritare parte del Pd, la segreteria e la consigliera Santopaolo, mentre Pasquale Coppola e altri, che pur avevano sostenuto a lungo il progetto, non sarebbero propensi a fare la guerra al sindaco in carica. Oggi, ad ogni modo, è previsto un incontro tra Sorrentino e il primo cittadino.

Dal punto di vista giuridico, poco prima di congedarsi da Marano, Di Pace riferì che un solo ricorso (delle famiglie ancora presenti nel complesso del Galeota) era stato accolto. Nella stragrande maggioranza dei casi, invece, i giudici amministrativi avevano bocciato i ricorsi o non concesso le sospensive richieste. L’ufficio tecnico comunale, sulla scorta dei ricorsi vinti (alcuni già da molto tempo) dall’ente cittadino, aveva poi proceduto all’acquisizione del bene al patrimonio comunale.

Se così stanno le cose, non si comprende dunque il motivo per cui il progetto per la realizzazione di una scuola si sia arenato. Chi ha diritto di rimanere nel Galeota (che ha vinto un ricorso), deve rimanere gli altri, volente o nolente, dovrebbero lasciare o avrebbero già dovuto abbandonare gli immobili. Questi i fatti noti. Ora occorre capire se i tecnici comunali hanno avuto un ruolo nella vicenda e se, eventualmente, sono andati oltre le loro competenze. Occorre ancora capire se ci sono fondi destinati a quella struttura e se sono stati avviati l’iter per gli eventuali sgomberi. Probabile che tutta questa parte non sia in alcun modo pronta ed è per questo che il progetto è stato stralciato.

LA STORIA DEL GALEOTA.

La struttura, realizzata nel 2004 in luogo di una splendida masseria (abbattuta in una sola notte), era stata sequestrata nei mesi successivi. Nel 2013 fu dissequestrata e la giunta dell’epoca (Liccardo) decise di revocare in autotutela la Dia (Dichiarazione inizio attività) presentata anni prima dagli anni imprenditori del mattone (Simeoli) ritenuti contigui al clan Polverino. Con quella Dia – secondo i tecnici – non poteva essere eseguito quel tipo di intervento edificatorio. L’immobile divenne da quel momento completamente abusivo. Molti appartamenti e box, tuttavia, erano già stati venduti o affittati a una ventina di famiglie, alcune delle quali ignare delle vicissitudini urbanistiche e giudiziarie. Il Comune emanò anche l’ordinanza per il ripristino dello stato dei luoghi. Ma l’ordinanza rimase lettera morta.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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