Non solo armi, droga, appalti truccati e traffico di rifiuti. La criminalità organizzata ha un nuovo business: i sacchetti di plastica bio taroccati. Bioshopper che sono tutto, fuorché biodegradabili. Si calcola che la metà dei sacchetti in circolazione è illegale, per un totale di circa 40mila tonnellate di finta plastica eco-sostenibile. La percentuale sale però al 90 per cento in Campania dove la camorra si è impossessata del mercato delle buste: comprano all’ingrosso e obbligano i commercianti ad acquistare. Per questo è partita la campagna Legambiente che ha lanciato una campagna per accendere i riflettori su questo nuovo giro malavitoso, #UnSaccoGiusto, con testimonial d’eccezione Fortunato Cerlino, il superboss Pietro Savastano della serie tv Gomorra. L’attore ha prestato la sua immagine per un cortometraggio di denuncia sul nuovo business illegale. La campagna vuole chiamare all’azione anche i singoli cittadini. Fate attenzione e denunciate, questo il messaggio lanciato dall’associazione ambientalista. Sul sito di Legambiente si potranno infatti segnalare gli esercizi dove vengono usati shopper taroccati. Per capire se un sacchetto è legale o meno, bisogna leggere l’etichetta. I veri bioshopper hanno la scritta“compostabile” e “rispetta la normativa UNI EN 13432”. Quelli illegali invece hanno la scritta “biodegradabile” e “rispettano la normativa UNI EN 14855”.
Il Fatto
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