Cos’è l’Hantavirus, e in che modo si trasmette? Si tratta di un virus a RNA composto da un singolo filamento negativo. Il suo nome deriva dal fiume Hantan, che scorre in Corea del Sud. Fu infatti in quella zona che il patogeno venne isolato alla fine degli anni ’70 da Ho-Wang Lee. Purtroppo l’essere umano è uno dei bersagli di questo virus, che può spesso evolvere in conseguenze molto serie se non letali. È causa, infatti, di zoonosi.
L’Hantavirus viene comunemente trasmesso dai roditori, in particolare topi infetti. La malattia non colpisce in modo particolare gli animali, ma può essere aggressiva con l’uomo. Il contagio avviene attraverso il contatto con roditori infetti: tramite inalazione di polvere contaminata da urina, feci o saliva; con il contatto diretto, ossia toccando superfici contaminate; tramite morsi; da persona a persona, anche se raro.
Una volta avvenuto il contagio, il patogeno è in grado di scatenare tre tipi di sindromi. La malattia esordisce in maniera simile a un’influenza, per poi evolversi in:
1. Febbre emorragica con sindrome renale: molto comune sia in Asia che in Europa. Colpisce i reni e si manifesta con dolore lombare, addominale e nausea. Può evolvere in insufficienza renale acuta o provocare gravi emorragie, ma ha una mortalità relativamente bassa;
2. Nefropatia epidemica: anche in questo caso vengono colpiti i reni. Si sviluppa una febbre emorragica con sindrome renale. Frequente in Europa;
3. Sindrome polmonare da Hantavirus: il bersaglio sono i polmoni. Si ha una fase iniziale con febbre, brividi e dolori muscolari, poi, trascorsi alcuni giorni, compare tosse secca e grave difficoltà respiratoria. I polmoni si riempiono di liquido. La mortalità è alta, si parla del 38%. Questo genere di sindrome è frequente nelle Americhe.































