
Ergersi a Sacerdotessa del Giusto ha delle conseguenze. Inevitabili, se l’aula del tribunale posticcio dove si marca il confine tra bene e male- considerati Instagram, Facebook e Twitter nel complesso – raccoglie più di 4 milioni di persone. Una potenza di fuoco da maneggiare con cautela contro chi non ha la corazza di Chiara Ferragni, per esempio. Si parla di Selvaggia Lucarelli e della morte di Giovanna Pedretti, un probabile suicidio altrettanto probabilmente dovuto alla “gogna social” che si è scatenata contro la ristoratrice di Sant’Angelo Lodigiano. La sua colpa? Aver (sempre probabilmente) artefatto una recensione della sua pizzeria su Google.
La vicenda è nota, ma resta da riflettere sulle conseguenze derivanti dall’ergersi a Sacerdotessa del Giusto: in questo caso – con una colpa, se tale è, oggettiva ma relativa – potrebbero essersi rivelate devastanti. Lei, certo, si difende. E su X scrive: «Nessuno si pone mai il problema a monte e cioè che scrivere cose non vere può essere pericoloso, poi accade una tragedia (in cui nessuno ovviamente pensa che contino anche il contesto, la vita, i pregressi) ed è colpa di chi ristabilisce la verità. In pratica, siamo arrivati al punto che dare una notizia non è più una responsabilità. Correggerla sì». Ma resta da riflettere sulle conseguenze, perché quello di Selvaggia Lucarelli è un metodo.
























