A Marano oggi in scena un nuovo teatrino (con finta opposizione). I cittadini: “Prefettura, liberaci da Visconti”

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Ci siamo. Oggi va in scena l’ennesimo consiglio comunale dell’era Visconti (si spera uno degli ultimi), una stagione politica – una delle peggiori degli ultimi anni – caratterizzata da dilettantismo, pressapochismo e superficialità. Marano, con Visconti e un manipolo di consiglieri perlopiù semi-analfabeti o comunque “appiccicati” con norme e regolamenti, è tornata indietro di parecchi anni. E ce n’è voluto per fare peggio di Angelo Liccardo, sindaco sciolto per infiltrazioni malavitose nel 2016, di Salvatore Perrotta, sindaco di un centrosinistra a forte trazione iacolariana, di Mario Cavallo, dimessosi (per manifesta incapacità della giunta) dopo appena 10 mesi di gestione, di Mauro Bertini, da mesi agli arresti domiciliari.

Visconti e la sua ciurma hanno superato (e di gran lunga) tutti. Appare inutile persino prendere parte all’ennesima barzelletta del consiglio comunale, dove ormai da mesi non c’è più nemmeno un’opposizione degna di questo nome. Peccato per Teresa Giaccio, che a lungo aveva tentato di opporre una qualche resistenza alle invasioni “barbariche”. Anche lei, col passare dei mesi, si è sciolta come un gelato all’equatore. Avremmo preferito che si fosse dimessa, in modo da marcare ulteriormente la sua distanza dal civico consesso e dall’amministrazione più scadente degli ultimi 30 anni.

Riteniamo sia inutile, tra l’altro, prendere parte a una seduta consiliare gestita da un presidente, Paragliola, che non sa garantire l’ordine e che non riesce nemmeno a redarguire, forse per timore di essere sfiduciato e di perdere la poltrona, i consiglieri che non rispettano il regolamento del civico consesso.

Sarà l’ennesima pantomima, insomma. Un consiglio comunale chiamato a deliberare il “prevalente interesse pubblico degli immobili di via Antica Consolare Campana” (la cosa fu già discussa durante la gestione Liccardo) e i soliti debiti fuori bilancio per i soliti lavori e lavoretti..

La maggior parte degli esponenti della minoranza (Abbatiello in primis) sono da tempo una sola cosa con Visconti e i suoi menestrelli. E poco c’è da sperare anche a riguardo della neo segretaria generale, che dai primi atti avallati ha fatto capire a tutti che forse non è arte sua.

I maranesi perbene, onesti, laboriosi, che sperano in una Marano diversa, in una svolta, in uno scossone vero, in una compagine che affronti i nodi storici del territorio, fanno il tifo da tempo per la prefettura e per altri organismi. La speranza, purtroppo, è quella di sempre: che qualcuno tolga i bambini dal palco mentre giocano accanto ai fili elettrici e resetti ogni cosa.

Quello che un giorno potrebbe accadere ha precisi e chiari responsabili: non tanto e non solo Visconti, che si candidò sindaco solo per vanità e per poter indossare la fascia tricolore, per dire in giro che lui “è ‘o sindac”, ma soprattutto il gruppo dirigente del Pd e i consiglieri del Pd: quelli che insistettero o avallarono (obtorto collo) la scelta Visconti. Chi sono? Il principale artefice fu Pasqualino Coppola (uno che ne ha combinati di disastri politici a Marano, anche sostenendo anni fa Michele Palladino), ma anche i vari Matteo Morra, Roberto Sorrentino, Maria Rossetti, Francesco Vallefuoco, Claudio Eusebio, Davide di Luccio, Mimmo Paragliola, Annarita Savanelli, Salvatore Perrotta junior, Maria Accongiagioco, “padre” Antonio Nastro e tutti quelli (ce ne sono tanti che navigano insieme a costoro) che non hanno avuto il coraggio di staccare la spina e allontanarsi da Visconti e da qualche pericoloso consigliere. In passato fecero un analogo errore con Cavallo. Stavolta ne erano consapevoli e hanno preferito (per angiarìa, per quieto vivere o per mancanza di carattere e spina dorsale) sbagliare di nuovo. Della lista Visconti inutile parlare: chi è di Marano già sa.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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