Il più grande scandalo finanziario della storia legato all’evasione fiscale vede coinvolti assieme ministri, re, presidenti, miliardari, calciatori. I «Panama Papers», gli 11,5 milioni di documenti venuti in possesso dell’ICIJ (The International Consortium of Investigative Journalists, di cui fanno parte reporter del Guardian, Le Monde, Süddeutsche Zeitunge per l’Italia L’Espresso), riguardano una colossale quantità di denaro nascosto offshore: denaro in qualche caso pulito, spesso sporco (legato all’evasione fiscale), talvolta macchiato di sangue (quello del crimine organizzato).
Lo studio legale panamense «Mossack Fonseca» è dal 1977 una delle migliori società al mondo a cui rivolgersi per sottrarre soldi al fisco. Da ieri sera sappiamo chi sono i loro clienti eccellenti. Alcuni dalla reputazione già macchiata, altri meno prevedibili. Si tratta di 12 capi di Stato e di governo (sei dei quali ancora in attività), 128 responsabili politici e funzionari di primo piano, 29 miliardari presenti nella classifica Forbes dei 500 più ricchi del Pianeta, accanto ad almeno 33 persone e società finite nella lista nera del governo americano perché in affari con i cartelli messicani della droga, organizzazioni terroristiche come Hezbollah o «Stati canaglia» come la Corea del Nord.
In attesa che i tribunali si esprimano sulla rilevanza penale degli affari svolti con la Mossack Fonseca, i «Panama Papers» denunciano una vicinanza imbarazzante tra personalità di ambienti molti diversi, tutte clienti dei paradisi fiscali. Lo scandalo è venuto alla luce grazie a una fonte anonima che all’inizio del 2015 ha cominciato a trasmettere una quantità colossale di documenti a due giornalisti dellaSüddeutsche Zeitung interessati al ruolo della Mossack Fonseca nel caso Commerzbank, banca tedesca accusata di frode fiscale. I «Panama Papers» equivalgono a 2.600 GB: ossia 1500 volte più informazioni dei Cables Wikileaks del 2010 (1,7 GB). Per studiare questa mole di dati, i reporter tedeschi si sono rivolti all’ICIJ che riunisce i giornalisti investigativi di oltre 100 media nel mondo (dal britannico Guardian al francese Le Monde all’italiano L’Espresso). I risultati dell’inchiesta, durata nove mesi, continueranno a essere diffusi nei prossimi giorni.
Il Corriere
























