REGIONALI, L’ANALISI DEL VOTO. I NUMERI REALI: CHI SALE E CHI SCENDE RISPETTO A 5 ANNI FA. IL CENTRODESTRA CRESCE COMPLESSIVAMENTE MA CIRIELLI NON ERA E NON E’ UN LEADER

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Le elezioni regionali del 2025 in Campania restituiscono un quadro politico radicalmente mutato rispetto a cinque anni fa. Il dato che domina ogni altra considerazione è il crollo della partecipazione: i voti validi passano da 2.574.718 del 2020 a 2.009.713, con 565.005 voti in meno.
Solo il 43,76% degli aventi diritto si reca ai seggi, segnando un arretramento di quasi dodici punti percentuali. Un livello di astensione che assume un valore politico autonomo e che incide più degli spostamenti tra le coalizioni.

Centrosinistra, un fronte più stretto e meno mobilitante

Il centrosinistra guidato da Roberto Fico perde 386.691 voti rispetto all’ampio schieramento che sosteneva Vincenzo De Luca nel 2020. Le liste a supporto dell’allora presidente uscente erano quindici e totalizzavano oltre 1,6 milioni di voti; oggi sono otto e si fermano a poco più di 1,22 milioni.

La riduzione non è solo quantitativa ma strutturale. Nel 2020 il “modello De Luca” si reggeva su un vasto arcipelago civico che amplificava la presa personale del governatore. In questa tornata, senza quel traino, la coalizione appare più politica e meno capace di mobilitare l’elettorato intermittente.

Il declino del civismo presidenziale

Le liste personali di De Luca, cinque anni fa, valevano complessivamente 436mila voti. Nel 2025, la lista “A Testa Alta” si ferma a 167.569 preferenze. Un calo di oltre 268mila voti che segna la fine di una stagione e di un modello di radicamento.

I partiti

Il PD registra un leggero calo (da 398.522 a 370.016 voti), mentre il M5S perde oltre 50mila consensi, proseguendo una parabola discendente iniziata dopo il picco del 2015.
Italia Viva/Casa Riformista arretra di quasi 57mila voti.
Il Partito Socialista, invece, raddoppia la propria base, e il polo civico di Mastella perde terreno, scendendo da 102.668 a 71.260 voti.

Centrodestra: la crescita che rompe l’equilibrio

Il centrodestra guidato da Edmondo Cirielli è l’unica area a crescere in termini assoluti. Le liste della coalizione salgono da 450.857 voti del 2020 a 708.190 voti, con un incremento di 257.333 voti.

I partiti in dettaglio

  • Fratelli d’Italia avanza da 140.916 a 239.733 voti.

  • Forza Italia quasi raddoppia, passando da 121.694 a 215.419.

  • La Lega arretra leggermente ma resta sopra quota 110mila.

  • L’area centrista dell’UDC si sgonfia, scendendo sotto quota 10mila voti.

La crescita del centrodestra non è solo riflesso delle dinamiche nazionali: in Campania la coalizione intercetta parte dell’elettorato deluso del centrosinistra e consolida un radicamento amministrativo spesso sottovalutato.

Liste autonome: piccoli segnali in controtendenza

Potere al Popolo, sotto la sigla “Campania Popolare”, cresce da 26.711 a 40.743 voti.
La lista “Per le Persone e la Comunità”, un tempo in coalizione con De Luca, cala invece a 19.843 voti.

M5S, un ridimensionamento strutturale

Il Movimento 5 Stelle conferma il proprio trend negativo: non solo perde decine di migliaia di voti, ma passa anche da 7 a 5 consiglieri regionali. Attribuire la flessione alla lista “Roberto Fico Presidente” è fuorviante: si tratta di una lista mista, con candidati civici e amministratori che non erodono il bacino del Movimento.
Il dato vero è il lento ma costante ridimensionamento di un partito che nel 2015 superò in Campania i 387mila voti: oggi ne raccoglie meno della metà.

Una Regione trasformata dalle assenze

L’elemento decisivo di questa tornata elettorale è l’astensione.
Non si tratta di un calo episodico, ma del segno di una frattura sempre più profonda tra cittadini e politica regionale. La Campania del 2025 appare più frammentata, più sfiduciata e meno coinvolta.

Il risultato finale racconta una Regione molto diversa da quella del 2020:

  • un centrosinistra ridimensionato,

  • un centrodestra in avanzata,

  • un M5S indebolito,

  • e soprattutto un elettorato che sceglie in massa di non partecipare.

Più che un semplice spostamento di voti, è la partecipazione stessa ad essersi ritirata dal campo. Una trasformazione che segnerà anche i prossimi anni della politica regionale.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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