Per anni hanno sventolato la bandiera del rinnovamento nel Partito Democratico, promettendo discontinuità, trasparenza, rigore morale. Oggi, invece, Sandro Ruotolo e Marco Sarracino si ritrovano — senza colpo ferire — a benedire, o peggio a tacere, l’ennesimo compromesso al ribasso: quello che porterà a breve Piero De Luca, figlio del governatore uscente, alla guida del PD campano.
Un’elezione, quella di De Luca Jr., che rappresenta plasticamente la resa della linea del cambiamento a favore della conservazione di un sistema di potere, fatto di fedeltà personali, equilibri di corrente e garanzie di sopravvivenza politica per chi da anni gravita attorno al “sistema De Luca”.
E in tutto questo, le voci di Ruotolo e Sarracino — che tanto tuonavano contro il vecchio sistema — sono improvvisamente diventate flebili, se non del tutto assenti.
Ruotolo: da censore a silenzioso spettatore
Sandro Ruotolo, giornalista e parlamentare noto per la sua intransigenza morale e la sua storica opposizione al potere clientelare, oggi si limita a dire che “il regno di De Luca è finito”. Ma i fatti raccontano altro. Il governatore uscente, nonostante sia ormai a fine mandato, riuscirà con ogni probabilità a piazzare in Consiglio regionale diversi fedelissimi, pronti a condizionare l’eventuale giunta guidata da Roberto Fico.
Altro che fine di un’era: siamo di fronte a una metamorfosi del potere, non alla sua sconfitta.
Sarracino: due pesi e due misure
Ancor più grave è il caso di Marco Sarracino, esponente della sinistra interna del PD, da sempre vicino a posizioni radicali sul tema della legalità. Fu lui, con grande enfasi, a chiedere all’ex sindaco di Marano, Rodolfo Visconti, di farsi da parte dopo l’arrivo della commissione d’accesso nel Comune. Un richiamo alla trasparenza che oggi si dissolve nel silenzio assoluto di fronte al caso di Matteo Morra, sindaco sempre del PD a Marano, coinvolto in medesime vicende al vaglio del Viminale.
Il partito della poltrona
Alla fine, ciò che resta è l’amara constatazione di un PD campano che, dietro la maschera del rinnovamento, continua a replicare dinamiche vecchie, logiche di potere stantie, strategie che puntano più alla sopravvivenza che alla rigenerazione politica.
Chi si era proposto come volto del cambiamento ha deciso, nei fatti, di restare seduto. Magari sulla poltrona giusta. Silenzio, naturalmente, anche da parte dell'”amico” dei parcheggiatori abusivi napoletani, lui parla solo quando non c’è di mezzo la sinistra. Chissà perché…

























