Covid, green pass e tamponi: il governo prende tempo

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L’Italia resta tra i Paesi europei meno colpiti dalla quarta ondata, ma i numeri salgono e qualcosa si muove. Il nodo sulla durata del green pass, invece, resta, nonostante la pressione di alcuni scienziati.

In settimana, dicono fonti del ministero della Salute, dovrebbe andare in Consiglio dei ministro l’obbligo di terza dose di vaccino per medici, infermieri e personale sanitario. Gli stessi, insomma, per cui erano state rese obbligatorie le prime due dosi. Già la scorsa settimana Speranza aveva proposto di estendere l’obbligo al booster per chi lavora con i pazienti, ma l’urgenza ora è dettata dai numeri. Secondo i dati della Fnopi, in due mesi i contagi tra i camici bianchi sono aumentati del 192,3%. Sono percentuali coerenti con la riduzione della protezione dopo i sei mesi dalla seconda dose, che impongono di non lasciare zone grigie. Non mentre la curva si rialza, non a poco più di un mese dalle feste.

E mentre il rischio sale, arriva una stretta sui trasporti. Cambiano le regole per i taxi: “Al fine di rispettare le distanze di sicurezza, non potranno essere trasportati, distanziati il più possibile, più di due passeggeri, se non componenti dello stesso nucleo familiare”, si legge nell’ordinanza dei ministeri della Salute e della mobilità sostenibile. Il conducente ha l’obbligo di indossare una mascherina e deve avere il Green Pass. Nessun passeggero può sedersi accanto a lui.

Cambia anche il modo di viaggiare in treno. Nelle grandi stazioni, si legge ancora nell’ordinanza ”è preferibile che il controllo della certificazione verde sia svolto a terra, prima della salita sul mezzo. Qualora questo non fosse possibile, il controllo può essere effettuato dal personale insieme al controllo del biglietto di viaggio”. Introdotto anche lo stop al treno se c’è un sospetto caso di Covid a bordo.

Torna il controllo su metro, autobus di linea, tram e filobus. Il documento appena varato include “il graduale riavvio delle attività di bigliettazione e controllo a bordo”, che “deve essere svolto in condizioni di sicurezza”.

Sulla riduzione della durata del green pass, ad oggi di 12 mesi, ancora nessuna pronuncia. Già, perché dagli scienziati (ma il Cts al suo interno non è unanime) arriva una spinta non solo a tagliare a nove mesi (respinta la proposta per sei) i tempi di durata del green pass, ma anche a dimezzare la validità (da 48 a 24 ore) dei tamponi rapidi. E sui tamponi su base quotidiana si rischia uno scontro lacerante: allungare in senso opposto i tempi (a 72 ore) è un cavallo di battaglia di Salvini, e questa strada è per lui indigeribile. Come per FdI, dove Giorgia Meloni è già sul piede di guerra sullo stato di emergenza: “Se il green pass funziona, non serve prorogarlo”. Nulla cambia per il momento: “Su questo tema ad oggi non c’è la volontà di una modifica anche perché qualora ci dovessero essere delle situazioni che ci dovessero indurre a restringere o a prolungarle io sono per valutare l’estensione dell’obbligo per alcune categorie”, ha confermato il sottosegretario alla Salute Andrea Costa.

Il vertice del Cts, Franco Locatelli, si affretta a smorzare i toni: “Al momento, non è stato deciso assolutamente nulla. Verrà fatta una riflessione alla luce delle evidenze che, dopo i 6 mesi dalla vaccinazione, c’è una riduzione della protezione rispetto al rischio di essere contagiati e, quindi, di diventare contagianti ma – conclude – al momento non vi è nulla di deciso”.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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