Liste d’attesa sanitarie: ora deve essere il CUP a cercare il posto

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Il nuovo Piano nazionale 2026-2028 rafforza i diritti dei pazienti e cambia il sistema delle prenotazioni
A cura dell’Avv. Lelio Mancino
Per anni il cittadino che non trovava disponibilità al CUP era costretto a richiamare più volte, cercare altre strutture o, spesso, rivolgersi alla sanità privata.
Il nuovo Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa 2026-2028 prova a cambiare questo sistema con un principio molto semplice: non deve essere più il paziente a inseguire il CUP, ma il Servizio sanitario a prendere in carico la richiesta.
Quando non sarà possibile assegnare subito una visita o un esame nei tempi previsti dalla classe di priorità indicata dal medico, la richiesta potrà essere inserita in una prelista o lista di tutela.
Sarà quindi il sistema a cercare una disponibilità e a ricontattare il cittadino.
Sono previsti tempi per formulare una proposta: 5 giorni per la classe B, 10 giorni per le visite in classe D, 15 giorni per gli esami diagnostici in classe D e 30 giorni per la classe P.
Un’altra importante novità riguarda il CUP, che dovrà integrare non soltanto le disponibilità delle strutture pubbliche, ma anche quelle del privato accreditato.
Viene inoltre ribadito il divieto di chiudere o rendere indisponibili le agende di prenotazione.
Cambiano anche le regole per chi non si presenta all’appuntamento: chi non disdice senza una valida giustificazione potrà essere chiamato a pagare il ticket previsto per la prestazione, anche se normalmente esente.
Le nuove tutele riguarderanno anche interventi e ricoveri programmati. Se una struttura non riesce a garantire il ricovero entro i tempi previsti, dovrà essere individuata un’alternativa, senza far perdere al paziente il tempo di attesa già maturato.
Il punto decisivo, però, sarà l’attuazione concreta da parte delle Regioni.
Le norme possono migliorare davvero la vita dei cittadini soltanto se accompagnate da CUP efficienti, personale sufficiente, controlli e sistemi informatici realmente integrati.
Il principio resta fondamentale: una prestazione sanitaria nei tempi previsti non è un favore. È un diritto. E non può essere il malato a trasformarsi ogni giorno in un cercatore di appuntamenti.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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