Marcianise e l’eredità sospesa di Don Mimì Dragone: un’opera incompiuta che interpella coscienze e istituzioni

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A Marcianise, il nome di Don Mimì Dragone non appartiene al passato. Non è un ricordo sbiadito né una figura da evocare solo nelle ricorrenze. È una presenza viva, radicata nella memoria collettiva e nelle strade che ha percorso per tutta la sua vita sacerdotale.

Eppure, a quasi quattro anni dalla sua scomparsa, ciò che pesa oggi non è soltanto l’assenza, ma un progetto rimasto sospeso: l’opera del commiato. Un’iniziativa fortemente voluta dalla comunità, accolta e concretizzata da Don Mimì, che oggi giace incompiuta, come un cantiere fermo nel tempo.

Un’opera necessaria, nata dal popolo

L’opera del commiato non era un semplice intervento estetico o accessorio. Era una risposta concreta a un bisogno reale della comunità: offrire un luogo dignitoso per l’ultimo saluto ai propri cari.

Don Mimì aveva ascoltato questa esigenza e l’aveva trasformata in un progetto chiaro, definito e condiviso. Non solo: l’opera rappresentava anche un segno di continuità ideale con la visione pastorale di Monsignor Raffaele Nogaro, nel solco di una Chiesa vicina alle persone, attenta ai bisogni sociali e profondamente umana.

Il progetto era stato avviato, approvato e messo in cantiere. Gli atti comunali ne attestavano la piena definizione, tanto da renderlo non modificabile. Tutto era pronto perché diventasse realtà.

Un silenzio che pesa sulla comunità

Oggi, però, di quell’opera resta solo una struttura incompleta. Uno scheletro che racconta una promessa non mantenuta.

Non si tratta di mancanza di fondi, né di ostacoli burocratici o tecnici. Il blocco appare legato a una mancanza di volontà nel proseguire quanto iniziato. Tra rinvii, silenzi e giustificazioni, il progetto è rimasto fermo.

E questo immobilismo ferisce.
Ferisce perché riguarda un’opera nata dal basso, voluta dal popolo.
Ferisce perché rappresenta un impegno assunto pubblicamente.
Ferisce perché, mentre si chiedono contributi per altri interventi, resta senza risposta la domanda che attraversa la comunità: perché ciò che era stato iniziato non viene portato a termine?

Un appello alla responsabilità

La vicenda dell’opera del commiato non è solo una questione edilizia. È una questione morale, civile e pastorale.

Completarla significherebbe dare seguito a una volontà condivisa, rispettare la memoria di un sacerdote amato e rispondere a un bisogno concreto della comunità. Lasciarla incompiuta, invece, rischia di trasformarla in un simbolo di discontinuità e distanza.

Per questo cresce l’attesa – e l’appello – rivolto alle autorità ecclesiastiche e alle istituzioni affinché si faccia chiarezza e si trovi una soluzione.

Marcianise non chiede celebrazioni formali. Chiede coerenza.
Chiede che un’eredità concreta non resti chiusa in un cassetto, ma diventi finalmente realtà.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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