«Se continuiamo ad andare in televisione è perché vogliamo ricordare Domenico e aiutare gli altri bambini. Questa cosa non deve succedere più a nessun bambino, nessun’altra famiglia deve soffrire come noi». Con queste parole cariche di dolore Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo, i genitori del piccolo Domenico, hanno raccontato la loro tragedia nello studio di Domenica In, ospiti della conduttrice Mara Venier.
Il loro bambino è morto il 21 febbraio all’Ospedale Monaldi di Napoli, a causa delle complicazioni seguite a un trapianto di cuore effettuato il 23 dicembre. Una vicenda che ha sconvolto la famiglia e commosso l’Italia intera.
Il momento più difficile, raccontano i genitori, è stato spiegare la perdita ai fratelli maggiori. «Alla più piccola ho detto che il suo fratellino era diventato un angelo», ha detto la madre Patrizia. «Il più grande, che ha 11 anni, invece aveva capito tutto. Mi ha guardato e mi ha detto: “Mamma, fagliela pagare”».
La famiglia chiede verità e giustizia. «Nessuno dovrà dimenticare Domenico», ha aggiunto la madre. «Gli ho promesso che avrà giustizia. Ci penseranno le autorità competenti e noi faremo in modo che la sua storia resti viva. Nessun’altra famiglia deve soffrire come stiamo soffrendo noi».
Patrizia ha ricordato anche il momento in cui scoprì la malattia del figlio, una cardiomiopatia dilatativa diagnosticata quando il bambino aveva appena quattro mesi. «Fino a quel momento stava bene. Poi ha iniziato a piangere in modo diverso e da mamma ho capito subito che qualcosa non andava. I medici ci dissero che aveva il 50% di possibilità di morire».
Senza un nuovo cuore, spiegarono i medici, il piccolo difficilmente sarebbe arrivato ai cinque anni. «Abbiamo vissuto tutto questo tempo aspettando», ha raccontato la madre. «All’inizio è stato durissimo: non poteva correre, sudare, affaticarsi. Poi abbiamo imparato a gestire la malattia e a fargli vivere una vita il più normale possibile».
Nonostante tutto, Domenico era un bambino pieno di energia e voglia di vivere. «Era un guerriero», ha detto la madre con la voce spezzata. «Aveva una voglia di vivere pazzesca».
Ora, nel mezzo del dolore, i genitori vogliono trasformare la tragedia in impegno. «Sto cercando di creare una fondazione a suo nome», ha spiegato Patrizia. «Per lui e per tutti quei bambini che sono vittime di malasanità. Domenico non deve essere dimenticato».
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