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«Salerno lo deve avere». Una frase, pronunciata quasi sottovoce da un dirigente Dem, che racconta meglio di qualsiasi analisi cosa sia stata la Regione Campania in dieci anni di deluchismo: un fortino politico centrato su un’area geografica e su un cognome. Salerno, cioè il territorio che fa capo a Vincenzo e Piero De Luca, pretende un posto nella nuova giunta Fico. Ma quella casella non sarà occupata da Fulvio Bonavitacola. L’ex vicepresidente, l’uomo-ombra dello sceriffo, è stato di fatto sbarrato: il nuovo governatore non può sembrare un comprimario tra i due potentati del Pd campano, quello di Casillo e quello dei De Luca.
E l’area Schlein? Non sta certo a guardare. Il trittico che la rappresenta — Marco Sarracino (orlandiani), Teresa Armato (franceschiniani), Francesco Dinacci (Articolo 1) — non ha alcuna intenzione di restare ai margini. Delle due l’una: o si apre un varco per Enzo Cuomo, sindaco di Portici, oppure Sarracino diventa vicepresidente della Regione con delega al Lavoro. Anche Armato è in corsa. Ma questo comporta uno choc in Comune a Napoli: il sindaco Manfredi sarebbe costretto a un rimpasto pesante, tra il posto del M5S lasciato vacante da Luca Trapanese, ora consigliere regionale, e l’assessorato da riconsegnare al Pd per riequilibrare la maggioranza.
Come si scioglie la matassa Pd?
Partendo dai veti. E il veto su Bonavitacola è totale. A Piero De Luca è stato chiesto un nome femminile, esterno alle candidature e alle elette, per rappresentare la lista “A testa alta” (8,34%). Il braccio di ferro si consumerà anche a Roma, in un dialogo riservato con Elly Schlein, che non può comparire in pubblico come “regista” per non oscurare Fico. Ma lo scambio politico è in corso, eccome.
Intanto Fico, ieri a Roma per Atreju, ha capito chiaramente quanto la destra meloniana osservi ogni suo movimento in cerca del primo passo falso.
Sul fronte M5S, l’indicazione è chiara: in giunta arriverà una donna, o Gilda Sportiello o Carmela Auriemma, entrambe pronte — se scelte — a lasciare il Parlamento. I renziani di “Casa Riformista” spingono invece su Angelica Saggese, ma la vera mina è un’altra: Armando Cesaro, primo dei non eletti e pronto a riemergere a ogni terremoto interno. I socialisti, dal canto loro, continuano a indicare solo un nome: Enzo Maraio.
Poi c’è Mastella. Prima ha provato a farsi nominare il figlio Pellegrino, bocciato. Poi è comparso il nome della moglie Sandra Lonardo: impossibile. Ora dovrà trovare un’altra soluzione, ammesso che ne abbia una.
Fico, nelle prossime ore, vedrà uno per uno i leader locali. C’è chi parla di “consultazioni stile governo”, ma in realtà è un metodo antichissimo: quello della Prima Repubblica, quando la politica si faceva bussando alle porte dei partiti, non mandando email ai direttori dei giornali.
Una cosa però è chiara: per formare la giunta dovrà prima disinnescare una bomba politica chiamata Pd campano. E nessuno — davvero nessuno — vuole essere il primo a restare senza sedia quando la musica finirà.

