Imposizione del racket al traffico di droga, passando per il recupero credito e la gestione illecita degli alloggi popolari nel quartiere Secondigliano. Nel giorno in cui la Procura di Napoli vede rafforzare il proprio ufficio con l’arrivo di 14 nuovi magistrati, di cui tre (Parascandolo, Vanacore e Gagliardi) in seno alla Dda, il clan Licciardi subisce un nuovo, duro contraccolpo giudiziario: 21 gli arresti eseguiti stamattina al termine delle indagini condotte dal nucleo investigativo dei carabinieri di Napoli.
Tra i destinatari spiccano i ras Paolo Abbatiello, reggente del clan dopo l’arresto della boss Maria Licciardi, e Alessandro Giannelli, storico referente della cosca nei quartieri Bagnoli e Cavalleggeri, da tempo già detenuto e condannato all’ergastolo.
A illustrare gli esiti dell’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Sergio Amato, è stato questa mattina in conferenza stampa il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri, secondo il quale “le mafie storiche hanno una base e un territorio di riferimento. Anche i Licciardi li hanno e in quell’area i cittadini normali sono ospiti. La gestione delle case popolari è soprattutto una questione di potere”. Il clan avrebbe favorito in particolare cinque famiglie affinché entrassero in determinati appartamenti. “Ciò che conta non sono i soldi in sé, ma il controllo del territorio che serve per creare pacchetti di voti per le elezioni”, il ragionamento del procuratore Gratteri.
Dalle indagini è poi emerso ancora una volta l’uso di telefonini non autorizzati all’interno delle carceri italiane: proprio quest’accusa è stata contestata al ras flegreo Giannelli. L’inchiesta ha poi rivelato anche un altro, inquietante retroscena: alcuni soggetti, indebitatasi col clan Licciardi, si sarebbero rivolti tra il 2022 e il 2023 a esponenti della famiglia Mazzarella, storico clan rivale dei Licciardi.
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