Regionali. De Magistris: astensione record: un voto che segna l’inizio della crisi della democrazia

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Gentile Direttore,

le ultime elezioni regionali in Campania, Puglia e Veneto hanno registrato un dato allarmante: un calo della partecipazione di circa il 15% rispetto alla tornata precedente, con un’affluenza media ferma al 43,6%. A Napoli il dato è stato addirittura drammatico, con una partecipazione scesa al 39,5%.
Questi numeri confermano una realtà ormai evidente: la sfiducia dei cittadini verso le Istituzioni è in costante crescita.

Nel Mezzogiorno ha prevalso il centrosinistra, con un Partito Democratico dominante; in Veneto, invece, è arrivata la netta affermazione del centrodestra, trainato dalla Lega. Ma la lettura più importante è un’altra: continuare su questa strada, da parte dei partiti, significa non comprendere le vere difficoltà del Paese, né sul piano della politica interna — dove è necessario un riequilibrio strutturale tra Nord e Sud — né su quello della politica estera, in cui l’Italia dovrebbe assumere un ruolo più incisivo nel contesto europeo e mediterraneo.

È necessario, dunque, ripensare l’intero impianto istituzionale e democratico. Occorre un sistema elettorale capace di favorire una maggiore partecipazione dei cittadini e, al tempo stesso, di far emergere classi dirigenti competenti.
La democrazia dell’alternanza non può ridursi allo scontro tra blocchi eterogenei: servono programmi condivisi, non coalizioni improvvisate, mentre la partitocrazia continua ad allontanare i cittadini e a favorire il qualunquismo.

L’attuale bipolarismo ha dimostrato tutti i suoi limiti. Se il sistema proporzionale della Prima Repubblica garantiva partecipazione ma poca stabilità, l’attuale modello assicura governi longevi ma spesso disfunzionali, con un crescente scollamento tra politica e società.
Il risultato è una gestione pubblica troppo spesso piegata alla conservazione del potere più che al servizio della collettività.

La degenerazione dei partiti, sostituiti da cordate e consorterie che difendono privilegi, ha favorito la proliferazione di “capi bastone” impegnati più a far eleggere fedelissimi che a dare risposte ai cittadini. Le Regioni, da enti di programmazione come previsto dall’articolo 114 della Costituzione, sono diventate enti di gestione, snaturando la loro funzione originaria.
Il voto lo ha confermato: maggioranze riconfermate sia in Veneto che nel Sud e un’astensione di massa che rappresenta un vero campanello d’allarme per la democrazia.

In Campania la vittoria del nuovo Presidente della Giunta, Roberto Fico, ha segnato uno spostamento del baricentro politico verso Napoli, indebolendo l’asse Salerno-centrico. Ma ha anche evidenziato tutte le contraddizioni del “campo largo”: al suo interno convivono il vecchio apparato legato a Vincenzo De Luca, l’area più radicale e quella moderata. Un mosaico complesso e difficile da governare.
Non va meglio nel centrodestra, dove coesistono sovranismo, populismo e riformismo, oltre a una galassia di piccoli contenitori incapaci di raggiungere il quorum.

In questo quadro confuso, la società civile dovrebbe assumere un ruolo decisivo, stimolando e orientando le forze politiche verso il cambiamento.
È indispensabile una riforma degli enti intermedi — dagli enti locali fino alle macroregioni — e una nuova legge elettorale che reintroduca le preferenze anche per il Parlamento. È l’unico modo per avvicinare i cittadini alla politica, oggi frenati da un bipolarismo artificiale che schiaccia il riformismo, maggioranza nel Paese reale ma minoranza nelle urne.

Se i ritardi e le divisioni del fronte progressista hanno favorito l’ascesa al Governo dell’attuale maggioranza, è proprio da quelle forze che deve ora arrivare un impulso per la modernizzazione del sistema democratico.
Senza un cambio di rotta, la partecipazione continuerà a scendere e la democrazia rischierà di ridursi a un esercizio per pochi.

Cordiali saluti,
Franco De Magistris

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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