Parla il carabiniere che ha salvato il neonato abbandonato in Sicilia

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Come sta il bambino?
«Sta bene. Per precauzione è ancora in Terapia Intensiva nel reparto di Neonatologia, ma sta bene. È un bambino forte, attaccato alla vita. È salvo solo perché ha strillato e pianto con quanto fiato aveva, attirando l’attenzione di un contadino che passava per andare al lavoro. L’hanno lasciato a terra, sotto al sole, con il cordone ombelicale ancora attaccato. Eppure è fuori pericolo. È un lottatore».

È andato a trovarlo?

«Ancora no, l’ho lasciato in ospedale, ieri, a malincuore ma in ottime mani, spero di poter andare al più presto e portargli dei vestitini, dei giochi, anche se ancora forse è troppo piccolo per i giocattoli. Mi hanno detto che pesa tre chili ed è lungo 50 centimetri, è bellissimo».

Chi via ha avvertito?
«Io e il mio collega, l’appuntato Leonardo Tumbarello, siamo stati avvisati dalla centrale operativa che aveva ricevuto la segnalazione del ritrovamento del bimbo dal contadino che gli ha salvato la vita. Erano le 17,30. Siamo corsi in ospedale subito e abbiamo predisposto l’accoglienza del neonato allertando il pronto soccorso e la Neonatologia e liberando l’ambulatorio dagli altri pazienti perché il bimbo ricevesse subito tutte le cure. Poi siamo corsi sul posto dove già era intervenuto il 118. Il piccolo era in ambulanza e lo abbiamo scortato in ospedale. Era stato avvolto dagli infermieri in una termocoperta e credo avesse i segni di piccole ustioni per l’esposizione al sole. Da quanto i medici hanno appurato è stato lasciato subito dopo la nascita ed è rimasto nella busta di plastica otto-nove ore. Per fortuna il sacchetto in cui l’avevano messo era aperto e ha potuto respirare».

L’ha preso in braccio?
«No perché non c’era tempo da perdere. L’abbiamo dato ai medici che se ne sono presi cura, ma fino alla sera non l’ho mai lasciato. Quando sono tornato a cena ho raccontato tutto ai miei tre figli che hanno 4, 6 e 10 anni. Mi hanno chiesto quando lo portiamo a casa con noi, lo vorrebbero.

Pensa a un quarto figlio?
«Magari, ne sarei felice. Non nego che avrei qualche problema organizzativo visto che mia moglie lavora e dovrei chiedere aiuto a mia madre o ai miei suoceri, ma mi farebbe piacere. Vediamo cosa decideranno per lui. Ho promesso ai bambini che appena sarà possibile li porterò in ospedale a trovarlo».

Che esperienza è stata per lei?
«Una esperienza indescrivibile. Sono nell’Arma dal 2006, ho lavorato al Nord, poi nel palermitano. Ora sono al Nucleo Operativo Radiomobile, ma mai ho provato una emozione così intensa».

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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