Due prove scritte nazionali, nessuna tesina, commissari solo interni, e i progetti di scuola lavoro che diventano fondamentali per i crediti. Ecco come cambia l’esame di maturità, già dal prossimo mese di giugno, in base alla legge delega sulla valutazione che il governo ha messo a punto e che sarà varata a breve.
Le novità sono contenute nella bozza di legge delega che segue la Buona scuola. Secondo il documento, dalla maturità sparisce la terza prova scritta, quella a cura della commissione, e restano quella d’italiano e l’altra, d’indirizzo (versione di latino o greco al classico e matematica allo scientifico).
Al colloquio finale, gli studenti dovranno rendere conto dei progetti di Alternanza scuola-lavoro dell’ultimo triennio e il punteggio finale sarà sempre in centesimi, ma il curriculum scolastico peserà 40 punti anziché 25. A ciascuna delle due prove scritte e al colloquio la commissione potrà attribuire al massimo 20 punti (oggi, i tre scritti valgono 15 punti a testa e il colloquio al massimo 30). Sugli esaminatori, invece, sono due le proposte più accreditate: commissione composta da soli membri interni e da un presidente esterno; oppure composizione attuale: tre membri interni e tre esterni, ma con un unico presidente esterno per tutte le classi della scuola. Ma il vero obiettivo è trovare la formula che assicuri la maggiore uniformità di valutazione possibile tra Nord e Sud. A questo servirà il nuovo test Invalsi (di italiano, matematica e inglese, svolto al pc) all’ultimo anno delle superiori. Test che non influirà sul voto finale, ma il cui esito sarà riportato sulla scheda di valutazione conclusiva che affianca la pagella. Un modo per fare emergere quei 100 e lode eventualmente assegnati dagli insegnanti con troppa generosità.
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