Dai permessi cumulabili per chi assiste più familiari alle nuove regole sul congedo straordinario e parentale. Garanzia statale fino all’80% sui mutui, esonero dal lavoro notturno e novità UniEmens da settembre 2026.
La Legge 104 non è stata riscritta. A cambiare il quadro delle tutele per le persone con disabilità e per chi le assiste è piuttosto un mosaico composto da norme, chiarimenti dell’Inps, interpretazioni contrattuali e sentenze. Alcune misure ampliano concretamente i diritti, altre rendono più flessibile il loro utilizzo. Altre ancora, come le novità in vigore da settembre per il sistema UniEmens, riguardano soltanto gli adempimenti dei datori di lavoro privati.
La distinzione è importante soprattutto quando si parla di permessi «raddoppiati». Non tutti i lavoratori che beneficiano della Legge 104 possono passare automaticamente da tre a sei giorni al mese. Il cumulo è possibile quando uno stesso dipendente assiste due persone diverse con disabilità grave. Se invece due o più caregiver si occupano dello stesso familiare, i tre giorni mensili non si moltiplicano, ma devono essere divisi tra gli aventi diritto.
La regola di partenza resta quella prevista dall’articolo 33 della Legge 104: il lavoratore dipendente che assiste una persona con disabilità grave, riconosciuta ai sensi dell’articolo 3, comma 3, ha diritto a tre giorni di permesso retribuito al mese, utilizzabili anche in maniera frazionata.
Si può arrivare a sei giorni quando le persone assistite sono due e ciascuna ha il riconoscimento della disabilità grave. È il caso, per esempio, del lavoratore che si prende cura di entrambi i genitori. Il limite di tre giorni è infatti riferito a ciascuna persona assistita.
Il cumulo non è però incondizionato. È ammesso se le persone da assistere sono il coniuge, la parte dell’unione civile, il convivente di fatto oppure parenti o affini entro il primo grado, come genitori e figli. Può estendersi ai parenti o affini di secondo grado soltanto quando i genitori, il coniuge, il partner dell’unione civile o il convivente della persona con disabilità abbiano compiuto 65 anni, siano affetti da patologie invalidanti, siano deceduti o mancanti.
Per ciascuna persona assistita serve il riconoscimento della disabilità grave e deve essere presentata la domanda prevista per il settore di appartenenza: all’Inps per i lavoratori privati e secondo le procedure dell’amministrazione per i dipendenti pubblici.
Diversa è la situazione nella quale più lavoratori si occupano della stessa persona. Dal 13 agosto 2022 non esiste più il cosiddetto referente unico: fratelli, figli o altri familiari aventi diritto possono alternarsi nell’assistenza. Il tetto rimane però di tre giorni complessivi al mese per la persona con disabilità, non di tre giorni per ciascun caregiver. Se, per esempio, due figli assistono lo stesso genitore, possono dividersi i permessi nella misura di due giorni più uno, senza duplicare il beneficio.




























