Non solo campo e risultati: il Napoli cresce seguendo una strategia precisa, fondata su visione imprenditoriale, sostenibilità e sviluppo del brand. A spiegarlo è Tommaso Bianchini, direttore generale dell’area business, intervenuto ai microfoni di Calcio e Finanza. Il cuore del progetto resta Aurelio De Laurentiis: “Il Napoli ha una grande peculiarità che è incarnata dal tandem di competenze manageriali composto da Aurelio De Laurentiis e da Andrea Chiavelli. Uno ha visione, l’altro ha i piedi per terra e capisce se la visione è sostenibile o meno”.
E ancora: “De Laurentiis è di fatto il primo – e forse anche l’ultimo – vero imprenditore del calcio, capace di gestire il club per creare utili puntando a una crescita sportiva guidata sempre dall’equilibrio finanziario. Per me è un visionario, nel senso elogiativo del termine”.
«Oggi, se il Napoli non vince lo scudetto, c’è quasi sorpresa. Ma fino a pochi anni fa era l’opposto. Ecco perché la vera vittoria di De Laurentiis è questa: aver cambiato la percezione. Il suo capolavoro è stato prima costruire una squadra che, con lo Scudetto del 2023, ha reso possibile qualcosa che sembrava impossibile, e poi, con la gestione Conte, compiere un ulteriore salto: rendere “ordinario” un fatto straordinario come la vittoria di uno Scudetto, partendo da outsider dopo una stagione difficile e superando con il mister tantissime difficoltà lungo il cammino. Anche questa volta il Presidente, scegliendo Antonio Conte come allenatore, ha rilanciato dopo un’annata negativa, dando un segnale chiaro sia all’interno che all’esterno e affidando la squadra a uno dei migliori professionisti della panchina al mondo. Il Napoli di oggi inizia la stagione con l’obiettivo di consolidarsi stabilmente ai vertici e giocare in Champions League, restando competitivo per lo Scudetto. Perché rimanere a quel livello significa alimentare un percorso virtuoso. I cicli iniziano e finiscono, ma oggi il Napoli è una realtà calcistica riconosciuta a livello globale»
Le parole di Bianchini su Conte
«Antonio Conte è un vincente e ha portato a Napoli la sua mentalità e la sua metodologia di lavoro. Credo che la presenza di un allenatore del suo carisma sia stata fondamentale per agevolare il processo di crescita anche del brand Napoli, perché ha reso da subito ancora più credibile la percezione del Club in Italia e all’estero. Oggi siamo entrati in una terza fase della vita del Napoli, che secondo me è la più complessa: quella della competizione in Europa. All’estero le squadre con cui ti confronti hanno fatturati doppi, tripli, quadrupli rispetto al tuo. Puoi essere anche bravissimo ma il divario economico è così ampio che diventa più difficile competere, e basta poco – un infortunio, un episodio – per uscire magari già nelle prime fasi. Il nostro allenatore, oltre un decennio fa, profetizzò che nessun club italiano avrebbe vinto la Champions per parecchi anni, e il tempo gli ha dato ragione. Ma anche in Italia il livello si sta gradualmente alzando. Inter e Milan stanno lavorando insieme al nuovo stadio, la Roma ha annunciato il proprio progetto, la Juventus ha già l’impianto: significa che anche le altre stanno investendo per crescere strutturalmente. Noi, invece, siamo obbligati ad avviare adesso la terza fase, quella delle infrastrutture. Perché se non partiamo con l’idea di dotarci di strumenti che permettano di generare ricavi extra-sportivi al livello degli altri club, nel giro di 4-5 anni, quando le altre big italiane saranno a regime con i nuovi impianti, il gap diventerà molto difficile da colmare».
Infine uno sguardo alla crescita globale: “Il Napoli è Napoli, e Napoli è il Napoli… From Napoli to the world”. Un’identità forte che, unita alla mentalità vincente di Conte – “ha portato la sua metodologia e ha reso ancora più credibile il club” – proietta gli azzurri tra le realtà più solide del calcio europeo.
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