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Tre pagine che pesano come un macigno e riducono al minimo le speranze. È il parere redatto dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù su richiesta dell’Ospedale Monaldi e della famiglia del piccolo Tommaso, il bimbo di due anni e tre mesi ricoverato da 55 giorni e mantenuto in coma farmacologico dopo il fallimento del trapianto.
Nelle conclusioni, gli specialisti parlano di «controindicazioni contingenti» — emorragia cerebrale e infezione in atto — unite a condizioni sistemiche incompatibili con un nuovo trapianto combinato e a fattori clinici «di prognosi altamente sfavorevole» per un ritrapianto precoce.
Il documento, firmato dai cardiochirurghi Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti, evidenzia criticità pesanti: assenza di una vera “finestra neurologica”, presenza di emorragia intracranica recente (che rappresenta una controindicazione maggiore a un intervento urgente) e sospetta infezione da Pseudomonas aeruginosa, ritenuta incompatibile con un trapianto in regime di immunosoppressione.
Il quadro è aggravato da un’insufficienza multiorgano conclamata: renale (con dialisi in corso), epatica e respiratoria, elementi che aumentano in modo significativo il rischio operatorio e la mortalità precoce.
Nonostante il giudizio severo, la famiglia non si arrende e, tramite il legale, ha esteso la richiesta di valutazione ad altri centri europei specializzati in ECMO prolungata e ritrapianti pediatrici, nella speranza di trovare una strada ancora percorribile.

