Egregio Direttore,
c’è un limite oltre il quale il silenzio istituzionale non è più cautela, ma complicità. A quanto pare, il Ministro dell’Interno — “esimio” solo per dovere di forma — lo ha abbondantemente superato. Non sono più soltanto un giornalista coraggioso o una imprenditrice esasperata a chiedere conto del suo operato. Ora lo fa anche un consigliere comunale: un pubblico ufficiale che parla a nome dei cittadini.
Il caso del Comune di Marano, al centro di un’inchiesta che ha portato alla luce legami stretti con il clan camorristico dei Polverino-Orlando, costola diretta dei famigerati Nuvoletta, non è solo una questione locale. È una bomba a orologeria democratica, una ferita alla credibilità dello Stato.
Ministro, lei che è stato vicecapo della Polizia non può non sapere chi sono i Nuvoletta, né può ignorare che i Maranesi non si fermano a Marano. Sono radicati, ramificati, protetti, spesso anche fuori dalla Campania. Eppure, davanti all’evidenza, lei continua a non sciogliere il Comune. Perché?
Il consigliere comunale Izzo la implora di intervenire. E io, da semplice cittadina, la invito a riflettere: come può pretendere di rendere omaggio a figure come Paolo Borsellino, che la mafia l’ha combattuta fino all’estremo sacrificio, e poi ignorare le grida di allarme che arrivano da chi la camorra la subisce ogni giorno sulla propria pelle?
Non può invocare la legalità nei discorsi pubblici e poi ignorarla nei fatti. Non può predicare trasparenza mentre sminuisce il lavoro delle Commissioni d’accesso, né può far finta di niente rispetto alle valutazioni del Prefetto di Napoli e del Comitato per la sicurezza.
Non può dirsi garante contro le infiltrazioni mafiose nel business del ponte sullo Stretto e poi non garantire lo scioglimento delle amministrazioni colluse.
Ministro, lei sa bene come muoversi tra leggi, norme e cavilli. E proprio per questo la responsabilità che ricade sulle sue spalle è ancora più grande. Sa cos’è la Costituzione, ma oggi le chiedo: ha ancora il coraggio di applicarla? Oppure la legalità vale solo dove fa comodo?
In tanti, anche tra chi la stimava, speravano in un suo ritorno in Campania da Governatore. Ma se non trova la forza per affrontare la criminalità organizzata, allora no, non è all’altezza del ruolo che ricopre oggi. E non lo sarà nemmeno domani. Buona domenica, ministro.
Tiziana Perreca
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