Sabino Cassese alla Fondazione Luigi Einaudi durante la cerimonia di conferimento del premio 2021, Roma, 23 Giugno 2021 ANSA/GIUSEPPE LAMI
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Di fronte al clamore suscitato dall’avviso di garanzia recapitato alla premier Giorgia Meloni e ad alcuni ministri, Sabino Cassese, giurista di rango e già giudice della Corte costituzionale, interviene per chiarire i confini dell’obbligatorietà dell’azione penale e l’impatto della “giustizia a orologeria” sulle dinamiche politiche.
L’atto voluto, non dovuto
Cassese parte da un dato normativo. «L’articolo 112 della Costituzione dispone che il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale. L’articolo 335 del Codice di procedura penale prevede l’iscrizione della notizia di reato e l’avviso di garanzia all’indagato se va compiuta un’attività alla quale può partecipare anche la persona alla quale il reato è attribuito», spiega alla Nazione. E aggiunge che, come stabilito recentemente dall’Anac, «questa attività non può da sola determinare effetti pregiudizievoli di natura civile e amministrativa». Ma precisa che nella realtà, bisogna considerare alcuni aspetti determinanti.
Il primo è che «un’astratta e generale obbligatorietà dell’azione penale non esiste, perché comunque il pubblico ministero è costretto a svolgere una seppur minima attività selettiva». Se così non fosse, ogni giorno si aprirebbero indagini in base ai titoli dei giornali. Il secondo problema riguarda «la pubblicità che viene data alle comunicazioni e le implicazioni che questo comporta, in termini di giudizio collettivo». Qui il professore tocca il nodo della cosiddetta “gogna mediatica“. Infine, c’è «la durata delle procedure, per cui le persone indagate vengono tenute sulla corda per lungo tempo, con tutte le implicazioni di carattere mediatico che ne conseguono».
Cassese non nasconde le perplessità sulla tempistica di certe inchieste che finiscono per intrecciarsi con le iniziative del governo. «L’ultimo aspetto di questa specifica procedura ci porta al conflitto agitato dalla magistratura combattente nei confronti, in generale, della politica e quindi riguarda la scelta dei tempi, la coincidenza dei tempi di questa comunicazione con le iniziative del governo».