
In fondo a un canalone, tra gli arbusti e le foglie, riversa sulle rocce e sul terriccio dopo essere rotolata per una cinquantina di metri. Giulia Cecchettin era qui, giù da questo dirupo che scende da Pian delle More, quasi in cima a Piancavallo: la cercavano da una settimana fra il Nordest italiano e il Tirolo austriaco, ma la 22enne era nel territorio comunale di Aviano, lungo la stretta e tortuosa strada che conduce al lago di Barcis, uccisa e abbandonata secondo la Procura di Venezia dall’ex fidanzato e coetaneo Filippo Turetta, tuttora irreperibile con il sospetto addosso di aver pianificato il delitto, stando alle indiscrezioni che filtrano dalle indagini dei Carabinieri. A trovarla è stata l’unità cinofila della Protezione civile regionale, risparmiando alla famiglia di Vigonovo almeno lo strazio di un’ulteriore attesa. Secondo il primo esame esterno sul cadavere della studentessa veneziana i segni di coltellate sul collo e in testa: i tagli su mani e braccia dimostrerebbero invece l’estremo tentativo di difesa.
























