Un interrogatorio fiume, durato poco più di sei ore. Dalle 3 dell’altra notte alle sei del mattino di stamani. Al pm Paolo Martinelli, in forza alla Procura Napoli nord, Giuseppe Greco ha riferito di non esser stato lui a inseguire e speronare i rapinatori di Sant’Antimo che gli avrebbero, secondo quanto riportato in sede di interrogatorio, sottratto non solo il Rolex, del valore di 20 mila euro, ma anche la Smart su cui viaggiava.
Nel corso dell’interrogatorio, Greco, 26 enne di Marano, ha tirato in ballo anche un’altra autovettura, un’utilitaria scura, che avrebbe atteso i due malviventi, Ciro Chirollo e Domenico Romano, in punto del territorio poco distante dal luogo in cui si è consumata la rapina. Il giovane, come confermato dal suo legale, avrebbe avuto la sensazione che in quell’auto ci fossero i complici dei banditi di Sant’Antimo.
Ma cosa è accaduto, secondo quanto dichiarato da Giuseppe? “Subito dopo la rapina, che si è consumata nei pressi della scuola di San Rocco, sono stato soccorso da uno scooterista di passaggio. Avevano una ferita alla mano, frutto del colpo infertomi dal rapinatore. Abbiamo perlustrato un po’ la zona e poco più avanti, presso il bocciodromo comunale, ho notato i pezzi della mia autovettura. Più avanti, invece, c’erano i corpi dei malviventi che mi avevano rapinato”. Poco dopo, Giuseppe si è recato in caserma e ha raccontato, secondo il suo punto di vista, l’accaduto ai militari dell’Arma.
Per i carabinieri di Marano i fatti sono andati in tutt’altro modo: Giuseppe ha subito la rapina dell’orologio, ha inseguito i rapinatori e li ha speronati o ha comunque impattato contro il T Max su cui viaggiavano. L’impatto è stato tremendo: i rapinatori, che potrebbero essere stati travolti dall’autovettura di Giuseppe quando i corpi erano ormai sull’asfalto (i carabinieri al momento non confermano) presentavano ferite gravissime alla testa e alla schiena. C’è chi dubita, tuttavia, che una Smart possa raggiungere, in velocità, uno scooter così potente come quello guidato dai due santantimesi. C’è anche un’altra ipotesi da non scartare: i due potrebbero aver perso il controllo del mezzo e la Smart, a sua volta, arrivando in corsa si sarebbe schiantata contro un muro. Nelle prossime ore, quando l’esito dei rilievi tecnici ed autoptici saranno resi noti, ogni nodo sarà definitivamente sciolto. La partita, poi, si giocherà nelle aule giudiziarie, dove i legali di Greco tenteranno di smontare quanto meno l’accusa di omicidio volontario che, se confermato in sede processuale, potrebbe costare al 26 enne di Marano molti anni di carcere.
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