Inferno Covid in Bangladesh: “In 10mila pronti a fuggire in Italia”

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La Polizia a seguito dell?arrivo della nave ?Ocean Viking? ha sottoposto a fermo uno scafista ivoriano di 19 anni, 31 ottobre 2019. La nave faceva sbarcare presso il porto di Pozzallo 104 migranti tratti in salvo poiché viaggiavano a bordo di un gommone in precarie condizioni di galleggiabilità causate dal sovraffollamento. ANSA / us Polizia di Stato +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING ++
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I cittadini bengalesi – scrive Il Giornale – avanzano ordinati con naso e bocca coperti dalla mascherina. Il drive in allestito dalla Asl Roma 2 per effettuare i tamponi per il Covid-19 ha appena chiuso i battenti.

Qualcuno protesta. Poi si avvia verso casa, con la promessa di tornare domattina. Nella “Banglatown” romana si respirano ansia e preoccupazione.

Dopo l’arrivo da Dacca di decine di passeggeri positivi al virus, i riflettori sono puntati sulla comunità bengalese, che conta circa 175mila appartenenti in Italia. Ieri su 28 casi registrati nella regione Lazio almeno 22 risultano “importati”, e 18 di questi sono connessi ai voli di rientro proprio dal Paese del Sud-Est asiatico, dove l’epidemia avanza a ritmo sostenuto. Numeri preoccupanti, che nei giorni scorsi hanno spinto il governo italiano a bloccare i collegamenti con Dacca.

“Siamo stati costretti a sospendere per una settimana i voli dal Bangladesh”, ha detto il premier Giuseppe Conte in un’intervista al canale spagnolo La Sexta“L’altro giorno abbiamo scoperto che al di là della quarantena un buon 20 per cento erano soggetti positivi al Covid, questo significa che in partenza non c’erano controlli”, ha sottolineato il presidente chiamando i Paesi più colpiti dalla pandemia a “responsabilità e attenzione”. Quella di chiudere le porte ai cittadini bengalesi, insomma, è stata una scelta obbligata.

Impossibile verificare il rispetto dell’isolamento da parte di chi arriva. Lo dimostra il caso del 53enne atterrato in Italia lo scorso 23 giugno e risultato positivo al virus. Nonostante la Asl gli avesse raccomandato la quarantena, ha viaggiato per mezza Italia prima di essere bloccato alla Stazione Termini e ricoverato al Policlinico Umberto I. “Si tratta di uno sprovveduto, ma il governo avrebbe dovuto vigilare”, commenta Mohammed Taifur Rahman Shah, presidente dell’associazione Italbangla.

Secondo le notizie riportate dai media locali, qualcuno è disposto persino a fare carte false, acquistando per poche decine di euro certificati contraffatti che attestino la negatività al tampone e assicurino il via libera in aeroporto. “Secondo le nostre stime, oggi in Bangladesh ci sarebbero almeno 10mila persone bloccate e pronte a partire per l’Italia”, riferisce il portavoce della comunità bengalese romana. “La maggior parte – ci spiega – è gente che viveva qui prima che scoppiasse la pandemia e che lo scorso marzo ha fatto ritorno in Bangladesh proprio per sfuggire al lockdown”.

Ora vogliono percorrere il tragitto inverso e rifugiarsi nel Bel Paese. “La situazione in Bangladesh è tragica, gli ospedali sono sovraffollati e la sanità è al collasso, il governo italiano – incalza – non può abbandonare queste persone, bisogna ripristinare subito i collegamenti”. La soluzione secondo l’attivista è quella di obbligare chi arriva a Roma o Milano a prenotare un albergo dove trascorrere due settimane in quarantena. “I biglietti aerei ora costano tantissimo, chi può spendere certe cifre per un volo di sicuro può permettersi anche un hotel”, ragiona Shah. “Oppure – continua – potrebbe pensarci direttamente lo Stato italiano, nel decreto Rilancio ci sono abbastanza fondi anche per aiutare i nostri concittadini in difficoltà”.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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