Clan Polverino, quel summit in cui si decise di rispondere agli Orlando. Il killer De Biase “doveva buttare tutti a terra”

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Nelle 600 e passa pagine dell’ordinanza di custodia cautelare sull’ultima frangia del clan Polverino, sfociata nei giorni scorsi con l’arresto di 16 persone, si fa riferimento ai numerosi summit organizzati tra i componenti del gruppo ancora in libertà e i super latitanti del clan: Giuseppe Simioli, alias ‘o Petruocelo, Carlo Nappi, meglio noto come ‘o Sparviero, e Giuseppe Ruggiero, detto Ceppa ‘e fung. I tre saranno arrestati tra il 2016-2017.

E’ il 24 ottobre del 2015. E dalle intercettazioni si ha contezza dell’importanza all’interno del clan delle figure di Michele Marchesano ed Esposito Luigi. Il primo è il cognato di Giuseppe Polverino, marito della sorella Anna; l’altro è il genere dello stesso Marchesano.

In quel momento il clan Polverino aveva raggiunto il punto più basso della sua storia criminale, poiché una parte della frangia polveriniana, in particolare il gruppo di For ‘o truglio, era stata inglobata dal clan Orlando. Con gli Orlando, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, erano passati Salvatore e Raffaele Ruggiero, figli di Geppa e fung, Visconti Claudio, Felice Moraca, alias Pinotto, fedelissimo di Giuseppe Simioli, e Nicola Langella, meglio noto come Pellecane.

Al summit con i tre latitanti parteciparono anche Michele Marchesano e Luigi Esposito.

Dai dialoghi intercettati dai carabinieri si ricostruivano le fasi preparatorie del viaggio nel Lazio dove erano nascosti i latitanti. Particolarmente interessante è il dialogo intercettato tra Luigi Esposito e Massimiliano D’Onofrio, alias cor ‘e fierr, arrestato anni fa per un’altra vicenda di traffici di stupefacenti. Quest’ultimo ne parlava poi con Francesco Sepe, anch’egli coinvolto in un’importante operazione antidroga.

All’incontro con i latitanti avrebbero partecipato almeno 15 persone, non tutte identificati. Tra gli identificati figurano Michele Marchesano, Luigi Esposito, Carlo Nappi, Giuseppe Ruggiero e Giuseppe Simioli.

Nel corso di tale summit veniva deciso che, per mancanza di uomini capaci di compiere azioni di fuoco, si sarebbe dovuto attendere l’imminente scarcerazione di Claudio De Biase, un malavitoso di spessore appartenente al clan Cimmino-Caiazzo del Vomero, notoriamente avvezzo all’uso delle armi da fuoco che avrebbe dovuto aiutare i polveriniani “nell’impresa di arginare lo strapotere dei carrisiani (Orlando, ndr)”.

Massimiliano D’Onofrio: “La prima cosa Geppino (Ruggiero, ndr) ci manda i saluti a tutti e due”.

Sepe Francesco: “Davvero?”.

D’Onofrio: “Ho parlato con Gigino (Esposito, ndr).

Sepe: “Ci manda i saluti?”.

D’Onofrio: “Geppino…”

Sepe: “Ceppa ‘e fung?”

D’Onofrio: “Ehi!…Stava lui e zio Carlo (Nappi, ndr) e quello sabato andò a mangiare là Gigino e gli disse: allora che si dice? Gigino disse che le cose non andavano bene, fin quando…..quando sempre le stesse cose….oggi stanno aspettando questo Claudio (De Biase, ndr) con tanta ansia e dice che Geppino si era aperto già dicendo: Questo è malavitoso, questo se deve sparare spara!”. Disse adesso ti faccio vedere quanta gente butta a terra…”

Sepe: “Davvero?”.

D’Onofrio: “Ha detto se deve sparare spara, non ci pensa due volte. Sopra lo stanno aspettando fuori la caserma….Disse gli hanno preparato casa, denari, tutte cose. Ha detto, questo lo tiene proprio nel sangue e stanno aspettando con ansia a questo Claudio. Poi uscirono alla fine e dissero: quello Massimo minichiello e Francuccio Mellone di sopra al Vomero ti mandano i saluti….Dissero salutateli, dategli un bacio forte, forte….Zio Carlo la stessa cosa e ci mandano i saluti. Dice che ci stava una tavola di 15-16 persone!”.

Sepe: “Hanno detto qualcosa un’altra volta? Franco conosce le cose”.

D’Onofrio: “Ci mandano solo saluti e abbracci (riferito ad Esposito Luigi, ndr). Ma ti hanno fatto un’affermazione, ti hanno sottolineato qualcosa che devo sapere io e il compagno mio….Niente, solo i saluti…e hanno parlato di questo Claudio che deve uscire, ti faccio vedere questo come li mette uno a fila all’altro. Ha detto: “Stanno i problemi, i carrisiani stanno mantenendo il carro per la discesa, perché sanno che prende qualcosa di soldi, ma se vengono a sapere che……da sopra i soldi…..queste cose qua..”.

Sepe: “Uhm”.

D’Onofrio: “Hai capito perciò questo Claudio sta uscendo per vedere queste situazioni qua…Ha detto (riferito a Giuseppe Ruggiero, ndr). Giggino, parliamoci chiaro a zio: la forza noi a Marano non la teniamo più, non c’è questa forza, non c’è nessuno, hai capito?”.

Sepe: “Davvero, eh!”.

Ma i piani dei polveriniani furono scompaginati da un inatteso evento: Claudio De Biase, in data 18/05/2016, era in procinto di essere scarcerato dopo 9 anni di reclusione per aggregarsi al clan Polverino. Il giorno precedente all’uscita, però, veniva colpito da un’ordinanza di custodia cautelare per l’omicidio dell’imprenditore di Quarto Enrico Amelio, avvenuto a Quarto il 10 ottobre del 2006. L’evento mandava a carte e quarantotto il piano di Marchesano, Esposito e dei latitanti Nappi, Ruggiero e Simioli che avevano deciso di affidargli il coordinamento delle azioni di fuoco da intraprendere come ritorsione contro gli Orlando, i quali nei mesi precedenti avevano malmenato il figlio di Marchesano, distrutto il bar Papillon di proprietà di un cugino di Polverino, sequestrato i camion dell’attività commerciale di Marchesano, malmenato un dipendente di un bar gestito dai Polverino e, infine, secondo quanto ricostruito dalla Dda di Napoli, ferito il Marchesano con un proiettile al polpaccio. Marchesano, come risposta al pestaggio del figlio, aveva a sua volta esploso alcuni colpi d’arma da fuoco al corso Italia, a Marano, all’indirizzo di alcuni “carrisiani”.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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