A lanciare l’allarme è Massimo Galli, il direttore di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, che a Radio Capital ha spiegato: “Il numero di contagiati è più alto di quello ufficiale.

E sul numero di tamponi effettuati, Galli sospetta sia “un problema di ordine organizzativo. Si sta facendo già uno sforzo immane per far funzionare gli ospedali, ma manca molto un intervento territoriale reale. In Veneto c’è stato, nella zona di Vò sono stati fatti tantissimi tamponi e si sono visti stati risultati. La scelta di non farne altrettanti in altre zone per me è discutibile, anche se probabilmente è dovuta alla disponibilità negli spazi di laboratorio nel fare tutti questi tamponi“. In Italia, la letalità della malattia è alta e, ricorda, siamo arrivati al 6,6%, ma è dovuta al fatto che “stiamo facendo i calcoli sui casi sintomatici e non sulla globalità“.
E sulla durata dell’epidemia, l’infettivologo del Sacco avvisa: “Il coronavirus è una bestia che ci ha invaso e ci terrà compagnia per un periodo non breve“.
È della stessa idea anche il virologo dell’Università degli studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, che ad AdnKronos rivela: “Sulla base dell’andamento del coronavirus in Cina e dei dati italiani, possiamo stimare uno scenario con picco a fine marzo e la fine del problema in Italia tra maggio e giugno”. Si tratta solo di una previsione, dato che “si tratta di un virus nuovo“. Ma, aggiunge, “l’esperienza cinese e quello che sta accadendo nelle ex zone rosse può dirci molto“.
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