662 Visite
Togliersi la vita, per toglierseli di dosso. Uccidersi per impedire a quelli dei Contini di continuare a succhiare il suo sangue, a vivere delle sue risorse, ad offenderlo nella sua dignità di uomo, di lavoratore e di capo famiglia. È la storia di Antonio il vetraio, morto suicida il 29 maggio del 2014 nella sua abitazione, di fronte alla violenza di un gruppo di usurai riconducibili all’alleanza di Secondigliano: una vicenda che ora diventa nota, grazie alla lettera indirizzata dall’uomo alla moglie, un testo di poche (ma gravissime) righe, che oggi entra nel fascicolo a carico di alcuni cravattari del clan Contini.
Il Mattino
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews






















