L’opinione. Introduzione ai lavori su “L’attualità del Socialismo nella crisi della Sinistra”

0
Condividi
857 Visite

La crisi dei partiti parte da lontano. Con la caduta del muro di Berlino i partiti non hanno saputo cogliere l’opportunita’ con cui si doveva trasformare la democrazia imperfetta in una democrazia perfetta, dell’alternanza e rigenerare i partiti. Hanno scelto una strada di non ritorno, delegando all’altro Organo dello Stato, la Magistratura i problemi interni. La Germania con i medesimi problemi di corruttela ,vedi il caso Kohl , ha saputo rigenerare i partiti e ricostruire la parte ex comunista , nel nostro paese la corruttela dai partiti e’ degenerata in corruttela di gruppi di poteri ed il Mezzogiorno e’ rimasto al suo destino.

Il riformismo, maggioranza nel paese, non ha trovato la sua sintesi, coniugare il riformismo socialista con il riformismo cattolico, idea per prima enunciata da Lelio Basso.

Nel secolo scorso la società’ era divisa in classi, per cui si potevano comprendere le divisioni praticate dai progressisti, oggi nella societa’ globalizzata e’ pura follia non considerare i partiti linfa della democrazia luogo di dibattito e di sintesi dei problemi dei cittadini, sia attraverso nuovi strumenti di comunicazione che sedi tradizionali per coloro che vogliano contribuire alla sorte del proprio destino.

Lo spartiacqua oggi passa tra gli innovatori e coloro che vogliano che nulla cambi!.

Per quando ci riguarda pensare ad un Socialismo del XXI Secolo e’ la strada da percorrere: imperniata sulla solidarieta’ ai ceti piu’ deboli, alla fratellanza dei popoli, alla liberta’ di espressione, al garantismo dell’individuo, alla laicita’ delle strutture sia esse nazionali, europee ed internazionali, inglobando la tutela dell’ambiente e la salvaguardia del territorio,oggi, con fermezza sottolineati anche da Papa Francesco. Necessita’ dell’ unita’ delle forze progressiste, in particolare dei socialisti, convinti fautori che solo attraverso riforme di strutture e’ possibile un cambiamento dove lo Stato non e’ invadente ma con Autorita’ Indipendente e’ possibile governare il cambiamento per combattere: le disuguaglianze, le nuove poverta’ che la società’ in trasformazione ci impone, principi di sempre dei socialisti, e non delegarle al libero mercato. Discontinuita’ non significa non riconoscere il lavoro fatto fin d’ora dai governi di centro- sinistra ma migliorarli su alcuni punti che non hanno prodotto i risultati sperati.

Ricostruire la casa comune di tutti i socialisti, i progressisti europei e’ una necessita’ inderogabile per velocizzare il processo politico dell’Europa dove le correnti di pensiero restano la linfa e non l’ostacolo
della crescita del PSE e, nelle varie istanze le decisioni restano patrimonio di tutti.
Il distinguo tra le due grandi famiglie europee, PSE e PPE, oggi costretti al consociazionismo e’ il modello di sviluppo da adottare, il PSE ed i paesi aderenti debbono adottare una politica comune, privilegiando la produzione alla finanza per superare una Europa dei Tecnocrati.
Purtroppo, oggi, bisogna constatare che i partiti socialisti europei sono ancora intrisi di nazionalismi.
Il sorgere di nuovi soggetti anti europeisti, la sfiducia dei cittadini verso i partiti vanno nella direzione opposta al processo di integrazione di un necessario soggetto politico per cui si impone una inversione di tendenza.
Un progetto di queste dimensioni necessita della collaborazione delle vecchie e nuove generazioni.
Bisogna iniziare da una autocritica degli errori commessi per il passato
ed evidenziare con forza i risultati, pur nelle diverse collocazioni da parte dell’intera sinistra, delle vittorie conquistate : quale la riforma agraria e lo statuto dei lavoratori e’ stato il lavoro, il sacrificio ed il proselitismo di tanti compagni; le riforme strutturali : quali la nazionalizzazione dell’energia elettrica e la riforma del sistema sanitario nazionale e’ il risultato di un riformismo socialista che si coniugava con il riformismo cattolico; l’aborto ,il divorzio legge di civilta’ portano la matrice socialista e tante altre che hanno contribuito a far diventare l’Italia il quinto paese più’ industrializzato. Un Paese ad economia mista tra il privato ed il pubblico che faceva da calmiere.
Infatti, con il subentro delle liberalizzazioni, il patrimonio pubblico e stato svenduto, una politica attenta avrebbe potuto introitare ricchezza, in parte ad appianare il debito pubblico, in altre da destinare ad opere pubbliche dove il Mezzogiorno e’ carente. Debito Pubblico in crescita che un tempo si considerava interno e che con la crisi economica ha assorbito gran parte dei risparmi, per cui il debito si e’ trasformato prevalentemente verso la finanza mondiale che in qualsiasi momento puo’ minare l’autonomia decisionale gia’ regolata da leggi restrittive europee.

Il dibattito all’interno del P.D. e, più’ in generale del centro-sinistra pone alcuni interrogativi che oggi con il nostro dibattito sul “L’attualita’ del Socialismo nella crisi della Sinistra” vogliamo scongiurare, evitare che si arrivi ad una frattura piu’ profonda del fronte progressista, presentarsi in un contesto di divisioni conclamate, darebbe una responsabilita’ personale per i singoli soggetti in campo, mentre, anche con le proprie debolezze elettorali, porterebbe svolgere un ruolo
di indirizzo per la costituzione di un governo di transizione.

Infatti, l’affermazione del movimento 5 Stelle e della Lega che la fa da padrona nel centro-destra del paese e’ la dimostrazione della sfiducia dei cittadini verso la partitocrazia.
Approfondire le ragioni della sconfitta e trovare le motivazioni per riconquistare la fiducia dei cittadini che hanno spostato la fiducia su altri lidi e’ proporre una alternativa convincente e non di promesse impossibili da realizzare.

Se oggi i 5 Stelle dichiarano di essere di destra e di sinistra, il distinguo sta nel modello di sviluppo economico da adottare in una società’ complessa come la nostra, per cui il confronto diventa necessario. Le forze che si richiamano al riformismo devono concedere un’apertura di credito che non significa un Governo organico Movimento Centro-Sinistra,ma definire alcuni punti quale la modifica della legge elettorale e,tra le priorita’, lo sviluppo del mezzogiorno e la costruzione di una Europa Politica. Un Governo minoritario a tempo per scongiurare un Governo di centro- destra a guida Lepenista.

Agli amici renziani: quando indicano oltre il P.D., in Europa esiste il Partito Popolare Europeo ed in Italia, nella stragrande maggioranza, F.I. di Silvio Berlusconi che ha caratterizzato la seconda repubblica,tra i pro e contro Silvio, cio’ ha portato ulteriore sfiducia dei cittadini verso la partitocrazia.

Il tempo a disposizione consentira’ di rimodulare un sistema federativo
di centro- sinistra viatico per un partito democratico largo ed inclusivo, dove le correnti di potere si trasformino in corrente di pensiero e le decisioni prese diventino patrimonio di tutti.

Per riconquistare la fiducia dei cittadini e dare loro speranza bisogna superare la politica delle emergenze. l’Italia ha bisogno di riforme urgenti: Fiscale, Giudiziaria e della Pubblica Amministrazione supportate da un programma che poggia su cinque pilastri:
– uno sviluppo industriale integrato che sappia coniugare l’esistente,l’ambiente, il mercato del lavoro, una rete infrastrutturale e di servizi che la tecnologia e l’innovazione presentano per attrare gli investimenti esteri;
– un sistema scolastico di base che si proietti in un efficiente sistema universitario per l’educazione e la formazione che il mercato del lavoro e la società’ in generale, richiede;
– un sistema sanitario efficiente dove gli sprechi e le differenze territoriali siano eliminati, dove sia garantita assistenza ai ceti piu’deboli della società, oggi piu’ maltrattati e, la salute del cittadino garantita;
– la burocrazia diffusa che si pensava potesse. sostituire il vuoto politico , ha procurato più’ danno della stessa politica per cui bisogna riformare l’intera pubblica amministrazione basata sul merito ed efficienza;
– la lotta alle disuguaglianze, sempre più’ accentuate.

Alla luce dei risultati elettorali dove il Movimento 5 Stelle, guidato dal conterraneo Luigi Di Maio, ha ottenuto nel Mezzogiorno un risultato inaspettato ed a Napoli la fiducia di oltre il 40% dei cittadini, e’ il risultato di una politica lacunosa e di una diatriba e debolezza dei partiti della sinistra, e’ la conferma di una volonta’ di cambiamento, gia’ precedentemente espressa con l’elezione a Sindaco di Luigi De Magistris nella citta’ ed in provincia ,della Capozzi a Quarto e Della Ragione a Bacoli per citarne alcuni. Per il P.D., non aver compreso le ragioni di tal malcontento popolare, che sicuramente di destra non possiamo definirlo, e’ la dimostrazione dei limiti del gruppo dirigente nel non aver praticato una opposizione costruttiva, considerato che la maggioranza al suo interno aveva ed ha una rappresentanza non populista di convinta espressione riformista.

Una politica di opposizione muro contro muro che viene praticata dal gruppo consiliare del p.d. va contro gli interessi della citta’ e dell’intera collettivita’, significa che il partito non conosce i territori nelle mani di pochi potentati locali e non vuole lavorare per realizzare la Citta’ Metropolitana, oggi piu’ che mai, per evitare un susseguirsi di enti locali, sciolti per infiltrazione camorristica.

Mi si consenta un paragone contadino, i piccoli orticelli a partire dai consiglieri di quartiere sono diventati aridi, non producono nessun frutto da raccogliere, bisogna praticare una inversione di tendenza, come nel secolo scorso, con la sconfitta del Fronte Popolare i compagni tutti si misero al lavoro, tra la gente a divulgare i propri valori cosi’ si dovrebbe fare oggi. Bisogna riconoscere che i primi socialisti a comprendere il corso della storia furono i compagni di Palazzo Barberini.
Nella società’ globalizzata, in una Europa Politica tutta da costruire
la forma più’ avanzata di lotta e’ il riformismo.

Per noi meridionali una riflessione e’ d’obbligo. Il populismo che il Movimento 5 Stelle rappresenta e’ espressione di un elettorato nella maggioranza di innovatori che chiede il cambiamento o meno?. Certo e’ gran parte del suo elettorato proviene dalla sinistra, altrettanto certo e’ che gli attuali suoi massimi dirigenti che oggi lo rappresentano sono: il Presidente della Camera Fico ed il leader Luigi Di Maio, figli di questo martoriato Sud. Movimento che potrebbe rappresentare la continuazione di quella volonta’ di cambiamento gia’ espressa, a Napoli e consolidata non solo nel Mezzogiorno, per cui, noi della sinistra, convinti riformisti, con il bisogno di riportare la Politica alla sua naturale elevazione, con le attuali forze in campo, divise ma accomunate da un comune obbiettivo di sviluppo del Mezzogiorno, pensare che da Napoli possa nascere un Laboratorio Politico per un rilancio del Socialismo Europeo e’ un utopia?, credo di NO. Oggi, per superare le attuali divisioni del P.D. dove le voci di Emiliano, Vincenzo De Luca, Pillitteri, per citarne alcuni, contano poco o nulla, se non si verifica un cambio di direzione, necessita pensare ad un soggetto politico di centro- sinistra autonomo e federato, che pensi in termini costruttivi alle necessita’ del Mezzogiorno .
Non e’ giunto il momento di mettere a frutto il fiume di scritti dei tanti Meridionalisti, tra questi: Gaetano Salvemini, Manlio Rossi Doria per finire, al recente Gerardo Marotta, per citarne alcuni?

La spinta di indirizzo oggi voluta dagli elettori, può’ diventare una spinta propulsiva per riallineare il Sud al Nord del Paese e ridargli
Il ruolo naturale che gli spetta nel contesto europeo, come capofila degli interessi dei Paesi del Bacino Mediterraneo.

Bisogna elevare Napoli, capitale del Mezzogiorno, intesa come citta’ metropolitana con oltre 4 milioni di abitanti, a citta’ cosmopolita con l’apertura di una finestra sul Mediterraneo, destinare l’Italsider di Bagnoli a Citta’ della Cultura e del Commercio con delegazioni permanenti .

Destinare il Real Albergo dei Poveri, con una convenzione con l’Europa a sede per la formazione degli Immigrati, per poi formati, dislocarli con quote predisposte ai rispettivi paesi europei, se non ritengono ritornare ai loro paesi d’origine.

Questo e’ la strada da percorrere, per attrarre gli Investimenti Esteri e creare nuova occupazione. Iniziare a pensare ad uno Sviluppo del Mezzogiorno che non puo’ prescindere da una Europa Politica che con una fiscalita’ di vantaggio possa colmare i Mezzogiorno d’Europa.

Una idea di queste dimensioni ha bisogno dell’assenso e la partecipazione degli attuali soggetti in campo, sia essi Sindaci, Presidenti di Regioni o Politici impegnati, dove e’ possibile definirli meridionalisti o semplici cittadini del meridione.

06/05/2918

Franco De Magistris

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti