Marano, 2011-2017: i sei anni che hanno cambiato il volto (politico e criminale) di Marano. Ora tocca alla macchina comunale. La commissione straordinaria sarà capace di incidere nella sfera amministrativa?

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Marano sempre più al centro delle cronache giudiziarie e di vicende, sempre legate al filo della criminalità organizzata, che hanno coinvolto o lambito la sfera politica e amministrativa del Comune. Marano sotto i riflettori dal 2011, epoca del primo maxi blitz nei confronti di big e affiliati del clan Polverino. Da quel momento tutto è cambiato: gli scenari criminali e quelli politici. Dal maggio del 2011 in poi nulla è più stato come prima. In carcere sono finiti gli uomini che avevano dettato legge per almeno 15-20 anni. Sono stati assicurati alla giustizia, uno dopo l’altro, Giuseppe Polverino, il Barone dei Camaldoli, Fabio Allegro, Salvatore Cammarota, Biagio Di Lanno, Gaetano D’Ausilio, Roberto Perrone (gli ultimi tre diventati collaboratori di giustizia), Sabatino Cerullo, Luigi Simeoli, l’ex vicesindaco di Marano, e tanti altri.

Le forze di polizia hanno assestato duri colpi anche negli anni successivi: manette ai polsi per Carlo Nappi, Giuseppe Ruggiero, Alessandro Brunitto, tutti dell’ala polveriniana, i rampolli dei Nuvoletta, tra cui Filippo e Antonio Nuvoletto. Sono usciti di scena, inoltre, i “guagliuni” di Mariano Riccio, chi per vendette ordite da altri clan, chi perché destinatario di mandati cattura. Di recente, invece, è toccato agli Orlando, ultimo clan egemone, e a Lorenzo Nuvoletta, ai fratelli Lubrano, Crescenzo Polverino e Salvatore Ruggiero, quest’ultimi appartenenti all’ala polveriniana confluita nel gruppo dei “Carrisi”. Gli inquirenti sono ora sulle tracce degli ultimi tre grandi latitanti: Antonio Polverino, alias Zi Totonno, Giuseppe Simioli (‘o petruocelo) e Antonio Orlando, meglio noto come Mazzolino.

Fuori gioco anche gli imprenditori, accusati di associazione mafiosa, che per oltre 20 anni avevano detenuto il monopolio del settore edile. In carcere sono finiti Antonio, Luigi e Benedetto Simeoli, Carlo Simeoli (genero di “Bastone”), senza contare le indagini ancora in corso per altri noti imprenditori, tra cui Antonio Di Guida (concorso esterno), ex assessore provinciale di Forza Italia, e Angelo Simeoli, meglio noto come “Bastone”.

Una classe politica, quella che tra gli anni Novanta e i Duemila aveva goduto di ampi sostegni, non c’è più o quasi: il già citato Di Guida, l’ex sindaco Bertini, in carica negli anni d’oro della camorra di stampo “polveriniana”, Biagio Iacolare (indagato e poi assolto nel filone Simeoli), Corrado Gabriele, a lungo deus ex machina di Rifondazione comunista. E’ uscito di scena anche l’ex vicesindaco Massimo Nuvoletti, in carica sia nelle giunte Bertini che Perrotta.

Un’autentica rivoluzione, insomma, eppure Marano stenta a rialzarsi: troppa delinquenza, insicurezza diffusa, pochissimi spazi ludici e sportivi per i giovani, cumuli di rifiuti, scarso senso civico, classe politica poco presente o completamente assente, un Comune sciolto per mafia (giunta Liccardo) e sull’orlo perenne del crac finanziario.

Perché Marano non riesce a rialzarsi? In primis perché la cittadinanza è poco partecipe alla vita pubblica; molti hanno paura di esporsi, altri, soprattutto i professionisti (geometri, architetti, medici ed avvocati) hanno beneficiato di tali prebende e “aiutini” nel passato che ormai non sono più credibili.

Marano non si rialza perché le famiglie di punta hanno dettato o dettano legge anche nella macchina comunale, anche in alcuni settori chiave del municipio. L’arrivo di una commissione straordinaria, dopo gli 8 mesi di commissione ordinaria a guida Franca Fico, doveva e dovrebbe servire a “ripulire” anche quello specifico settore.

E’ un’occasione storica e non si può attendere oltre. Le difficoltà gestionali sono tante, sono note. Il personale, gran parte almeno, è poco qualificato, ma la commissione straordinaria non può lasciarsi sfuggire questa ghiotta opportunità. Saranno capaci, i tre commissari, di azzeccare i cambi giusti e mettere fuori gioco i furbetti del Comune che ostacolano il cambiamento o che sono espressione dei vecchi sistemi di potere? Noi nutriamo più di qualche dubbio, ma vogliamo ancora attendere un po’ prima di esprimere giudizi definitivi.

 

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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