L’opinione. Referendum, quei pilastri della democrazia che rischiano di cadere

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Gentile direttore, in politica, come nella vita, la coerenza e’ una condotta da non trascurare, purtroppo, bisogna constatare oggi che il voltagabbana e’ una prassi frequente nell’attuale classe politica. Una domanda e’ d’obbligo.
La sfiducia dei cittadini verso la politica e’ da attribuire alle ideologie che alcuni dicono superate?, ai partiti che non riescono a sintetizzarle in progetti credibili? oppure agli elettori che scelgono rappresentanti inadatti?.

Nel mio precedente articolo sulla “Liberazione” sostenevo che la strada maestra per effettuare modifiche alla Costituzione ( una delle piu’ belle dei Paesi occidentali) necessita della partecipazione della stragrande maggiorana delle forze politiche rappresentative del paese.
I Costituenti lo avevano previsto e sancito, eventuali modifiche, a colpi di maggioranze relative, necessitano di un responso referendario per la sua approvazione, convinti che la Costituzione appartiene a tutti i cittadini.

Un gruppo di compagni e cittadini mi hanno invogliato a promuovere un “Comitato per il No” certo che le ragioni del “No” al prossimo referendum per le riforme costituzionali sono di gran lunga superiori a quelle del “SI”.

Nel merito, si vuole far passare la riforma come una diatriba pro e contro il Governo Renzi, nasconde altri disegni.
Il Titolo V della parte seconda della Costituzione tratta del riordino degli Enti periferici: Regioni, Province, Citta’ Metropolitane, Comuni e Comunita’ Montane, che e’ carente e non regolamentata alla luce di un moderno Stato di diritto, dove il Privato ha una sua autonomia ed il Governo sappia interpretare e praticare una politica che vada nella direzione della maggioranza degli elettori che l’hanno espressa. In questo sta il distinguo tra centrodestra e centrosinistra, quale modello di sviluppo adottare.

Il ruolo dello Stato deve essere regolatore dell’economia e dello sviluppo socio-economico del Paese e, non affidarsi al libero mercato, dove purtroppo, oggi, dobbiamo constatare che la finanza ha il sopravvento sulla produzione con un PIL costante da anni, quasi pari a zero.
Infatti, con leggi ordinarie si e’ scelto di sopprimere le Provincie e le Comunita’ Montane ‘ in esubero, ma manca, di fatto, una legge che regoli la funzionalita’ e le competenze degli Enti che dovrebbero sostituirle (Unioni dei Comuni e delle Citta’ Metropolitane istituite).

Le attuali Regioni, da unificare in macro regioni, debbono svolgere un ruolo di legiferare e programmare il territorio di competenza e non svolgere il compito di gestione in controtendenza dello stesso spirito di decentramento sancito.
Il Senato della Repubblica, sulla spinta del superamento del bicameralismo perfetto, e’ da modificare ; la fiducia all’Esecutivo, attribuito alla Camera dei Deputati; le leggi all’esame delle due camere da abolire; il numero dei Senatori da ridimensionare; il nuovo Senato da considerare come “Senato delle Regioni”.
Se in via di principio le motivazioni addotte hanno un supporto di validita’ per rendere piu’ efficiente la governabilita’ del paese all’altezza dei tempi, non si comprende il farraginoso meccanismo per raggiungere gli obbiettivi preposti ed inserire nel contesto del referendum la nuova legge elettorale fatta di nominati, e, per giunta, con un premio di maggioranza che, in passato, con un premio di dimensioni minore, fu respinta e definita, a ragione, ” legge truffa” ed, un nuovo Senato, nominato dalle Regioni anche se in via indiretta, e non eletto dai cittadini, massima espressione di democrazia.

Le nuove competenze del Senato concepite in modo rabberciato e le attribuzioni date: facolta’ di proposte da presentare alla Camera dei Deputati; competenze nei rapporti con la Comunita’ Europea, ruolo preminente del rapporto con le Regioni, partecipazione all’elezione del Presidente della Repubblica, rendono ancora piu’ confuse e disarticolate le funzioni da espletare ed il numero di cento senatori, come previsto e predisposto, e’ la dimostrazione dell’inefficacia del nuovo Senato, se non quello di esercitare domani un ruolo aggregante alle direttive del Governo che se ne e’ reso promotore, stravolgendo l’attuale ruolo di Organo Legislativo e di Controllo, come oggi previsto dalla Costituzione ed espletato dalle due Camere sull’operato del Governo.

Infatti, se dovesse prevalere il “SI”, ci incamminiamo su un percorso da evitare, oggi, le leggi, per l’approvazione dei due rami del Parlamento, in media, la durata e’ di 16 giorni con l’uso della fiducia, prassi in precedenza usata raramente per leggi eccezionali.

Altro che modifiche del Titolo V della parte seconda della Costituzione, qui vengono a cadere i pilastri con cui si regge la Costituzione, e traditi i principi dei Padri Costituenti che ce l’hanno tramandata. Bisogna sostenere che solo il bilanciamento dei poteri ( Legislativo, Esecutivo e Giudiziario) puo’ evitare di portare il Governo , e, per esso, i poteri dominanti, a determinare le sorte del Paese.

Li’, 30/08/2016
Franco De Magistris

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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