Gentile dottore, dopo una relazione di quasi un anno il mio fidanzato, di qualche anno più giovane di me, ha cominciato insistentemente a chiedere della mia ultima storia. Pur titubante, ho cercato di soddisfare tutte le sue curiosità, e sembrava che si fosse calmato, ma invece ha ripreso con mille domande, spingendo il suo atteggiamento inquisitorio sempre di più. Ho cercato di sviare la sua morbosa curiosità, ma infine ho deciso di raccontare tutte le mie storie sentimentali, precedenti al nostro incontro. Dopo il mio racconto, non contento, sono iniziate però lunghe discussioni, estenuanti e piene di equivoci, incertezze, dubbi addirittura sulla mia fedeltà attuale. L’insicurezza su di noi, il sospetto, hanno talmente tormentato la sua visione del rapporto, hanno avvelenato la nostra relazione. Lui mi ha lasciato, dopo un vortice di accuse e di rimproveri. Sono vittima del suo tormento, delle ossessioni di un uomo che credevo innamorato e sono addolorata per la completa immaturità di questo comportamento. Naturalmente, dottore, anche lui veniva da altre relazioni e certamente non si arriva oltre i 40 anni senza un passato sentimentale. Mi chiedo come sia stato possibile una fine così triste.
Emilia (Grumo Nevano)
La gelosia è legata a un concetto di possessività, alla pretesa della presenza dell’altro in termini totalmente esclusivi. La manifestazione di questo comportamento non è circostanziata da fatti che lo giustificherebbero, e l’aspetto più inquietante è che esso si lega alla considerazione dell’altro come oggetto personale e non come soggetto. La gelosia ha sempre origine nel proprio vissuto, che si evidenzia per lo scarso accudimento ricevuto, che a sua volta è indice di una inadeguata relazione con il genitore. Legata quindi a un vissuto abbandonico, la cui origine può essere ricercata nei primi modelli di attaccamento (di solito con la madre), che si riattualizzano in una forma di insicurezza, modulata attraverso l’attacco all’altro. Si può essere gelosi in diversi modi, rivolgendo le proprie mire a personaggi reali, che fanno parte del proprio mondo, oppure a personaggi lontani dal proprio contesto, come personaggi pubblici, attori, sportivi, oppure può essere legata al passato del partner. Si può essere gelosi della vecchia vita sentimentale della persona legata a noi in quel momento, e acquista così una forma retroattiva che può prendere di mira anche gli oggetti personali che rappresentano residui di vecchi legami sentimentali. La scarsa autostima può a volte portare a idealizzare eccessivamente le persone che hanno occupato il tempo passato del proprio partener. Non si crede infatti di essere all’altezza dell’ex, che nei propri pensieri è perfetto, e che perciò è un potenziale rivale in amore. La gelosia in alcuni casi può assumere aspetti deliranti, legata all’angoscia e al sospetto di essere traditi e la domanda che spesso si solleva è la seguente: ma la gelosia accompagna sempre l’amore? La risposta non sempre esclude l’amore come parte malata di un rapporto che non funziona e infatti Freud, a tale proposito, considerava questo sentimento come la ricerca narcisistica del proprio io attraverso l’altro. Proprio ciò lo portò a teorizzare la gelosia come non legata alla pura per la perdita dell’oggetto amato, ma alla proiezione sull’altro delle proprie insicurezze, compresi i propri pensieri relativi al tradimento. Come considerazioni personali aggiungerei che queste insicurezze svaniscono di fronte all’amore vero, che quando è tale non nasce dall’uno (dalla propria affermazione), ma dal due ( rivolto sempre all’altro), nella sua alterità, che è tale proprio in virtù della storia personale che accompagna la persona amata, che perciò va sempre compresa e mai giudicata.
Dott. Raffaele Virgilio, psicologo e psicoterapeuta
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