Negli ultimi dodici mesi i giornali di Giugliano hanno acceso improvvisamente i riflettori su una vicenda giudiziaria che, in realtà, affonda le sue radici diversi anni prima. Era il 2019 quando, da Marano, Terranostranews iniziò a raccontare con una lunga serie di articoli l’esistenza di una maxi inchiesta sul ciclo dei rifiuti che coinvolgeva Marano, Mugnano (da questa città poi non sono emersi fatti penalmente rilevanti) e Giugliano, comuni dove all’epoca dei fatti opera la ditta Teknoservice. All’epoca, però, su quella storia calò un silenzio quasi totale. Nessun clamore, nessuna attenzione diffusa.
Poi, a distanza di anni, le richieste di arresto e l’improvvisa riscoperta del caso. Un’indagine complessa, avviata dall’allora maggiore dei carabinieri Bagarolo, oggi colonnello, e dall’allora pm della Dda di Napoli, Di Mauro, oggi aggiunto a Napoli nord, che ha impiegato quasi sei anni per arrivare alla fase processuale. Un tempo lunghissimo, in parte determinato dal passaggio degli atti dalla Direzione distrettuale antimafia alla Procura di Napoli Nord, che ha comportato uno stallo durato quasi quattro anni.
Il nodo centrale fu il mancato riconoscimento dell’aggravante mafiosa da parte del gip di Napoli, circostanza che determinò il trasferimento del fascicolo a Napoli Nord. Da lì, con il tempo trascorso, anche il venir meno delle esigenze cautelari per gli indagati, come stabilito successivamente dal gip competente. Secondo molti osservatori, se la macchina giudiziaria avesse viaggiato più spedita, le esperienze amministrative di Rodolfo Visconti a Marano e di Antonio Poziello a Giugliano si sarebbero probabilmente interrotte prima. Marano, com’è noto, è stata poi sciolta per infiltrazioni camorristiche; Giugliano, invece, continua a reggere, nonostante ombre e sospetti che nel tempo non si sono mai del tutto dissolti.
Una tappa decisiva di questa lunga vicenda giudiziaria è stata fissata ora dal tribunale di Napoli Nord. Il gip Fabrizio Forte ha infatti fissato per il 22 aprile l’udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di quaranta soggetti coinvolti nel doppio filone dell’inchiesta Teknoservice che riguarda i Comuni di Giugliano e Marano.
Per quanto concerne il Comune di Marano, un ruolo ritenuto di primo piano dagli inquirenti viene attribuito a Domenico Abbatiello, per anni in servizio come sorvegliante comunale sul fronte della gestione dei rifiuti. La sua posizione viene considerata centrale nell’ambito delle attività di controllo e vigilanza sul servizio, tanto da portarlo ora a rischio processo. Rischiano il rinvio a giudizio anche Vittorio Iorio, funzionario comunale che nel corso degli anni ha operato prima all’Ufficio Attività Produttive e successivamente nel settore Ambiente, e Antonio Tamburelli, dipendente della società incaricata della gestione del servizio di igiene urbana.
Nel complesso, tra gli imputati figurano, tra gli altri, Domenico Abbatiello, Vincenzo Alfano, Nicola Benedetto, Giuseppe Borzachelli, Leopoldo Cecere, Paolo Castrese D’Alterio (ex vicesindaco di Marano), Giuseppe D’Avino (dipendente Marano), Adriano De Falco, Mario De Quattro, Michele Del Prete (dipendente comune di Marano), Antonio e Salvatore Di Girolamo, Giuseppe Dirasco, Antonio Di Nardo, Angelo Egisto, Ciro Gentile, Luigi Grimaldi (ex assessore al Comune di Giugliano), Andrea Guadagno, Vittorio Iorio (dipendente Comune Marano), Giuseppe Magno, Massimo Meglio, Vincenzo Natale, Michele Oliviero, l’ex sindaco di Giugliano Antonio Poziello, Donato Poziello, Arcangelo Puzone, Mauro Scarlato, Raffaele Schettino, Stefania Scognamiglio, Antonio Simeone, Giuseppe Spacone (già dirigente della Teknoservice), Antonio Tamburelli, Procolo Trincone, Nunzio Troilo, Nicola Ucciero, l’ex sindaco di Marano Rodolfo Visconti, Luigi Vitiello, oltre alle società Teknoservice, Be.Ma srl e Ikem.
Nel procedimento si sono costituiti parte civile anche i Comuni di Marano e Giugliano. È stata invece archiviata la posizione dell’ex sindaco Nicola Pirozzi: dopo l’interrogatorio, sia il gip sia il Tribunale del Riesame avevano già ritenuto infondate le accuse a suo carico, confermandone l’estraneità ai fatti contestati.
Secondo la ricostruzione della Procura, Giuseppe Spacone e Nicola Benedetto, rispettivamente responsabile regionale e presidente del consiglio di amministrazione della Teknoservice, avrebbero ottenuto indicazioni riservate per apportare modifiche mirate al progetto tecnico da presentare alla gara d’appalto, attraverso accordi con l’allora sindaco Poziello e con il supporto di intermediari.
Un ruolo chiave sarebbe stato svolto anche dalla commissione di gara, composta da De Falco, Meglio, De Quattro, Natale e Troilo, tutti funzionari del Provveditorato. In accordo con Giuseppe D’Addato – colui che aveva provveduto alla nomina dei commissari, oggi deceduto – la commissione avrebbe attribuito i punteggi ai progetti tecnici delle società concorrenti prescindendo dalle offerte economiche presentate da Tekra e Buttol, le altre ditte in gara. Inoltre, i verbali non sarebbero stati pubblicati sulla piattaforma ufficiale, restando così modificabili fino alla formale aggiudicazione dell’appalto.
L’inchiesta Teknoservice nasce ufficialmente nel 2018 a partire dal Comune di Marano. I reati ipotizzati sono turbativa d’asta e corruzione, con riferimento alle procedure di affidamento del servizio integrato di raccolta dei rifiuti. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, si sono poi estese anche al Comune di Giugliano all’inizio del 2020, concentrandosi sull’assegnazione di un appalto settennale dal valore complessivo di circa 120 milioni di euro.
Una vicenda lunga e articolata, segnata da ritardi e passaggi controversi, che solo ora si avvicina a un primo vero snodo processuale.
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