
Pavel Durov, fondatore e CEO di Telegram, è stato arrestato ieri a Parigi con l’accusa di essere complice di una lunga serie di reati commessi sulla sua piattaforma: dalla droga al terrorismo, passando per il cyberbullismo e la criminalità organizzata.
Secondo le autorità francesi, la mancanza di moderazione su Telegram e la mancata collaborazione con le forze dell’ordine avrebbero creato un terreno fertile per attività illegali.
Nelle prossime ore si deciderà se confermare la custodia cautelare per Durov. Una decisione cruciale che potrebbe innescare una fuga di massa degli utenti.
La notizia ha già scatenato un dibattito a livello internazionale. Se da un lato le istituzioni plaudono all’arresto, dall’altro personaggi influenti come Elon Musk ed Edward Snowden hanno espresso solidarietà a Durov, sottolineando l’importanza della privacy online. Anche in Italia, Matteo Salvini ha preso le difese dell’imprenditore.
Nel frattempo, si infittisce il mistero su un presunto tentativo di Durov di incontrare Putin. Secondo fonti ucraine, l’imprenditore avrebbe chiesto un colloquio con il presidente russo, ma la richiesta sarebbe stata respinta.
L’arresto di Durov segna una svolta epocale per l’app di messaggistica. Il futuro di Telegram è ora appeso a un filo



























