Giudice di pace, è polemica dopo la formalizzazione della richiesta di soppressione dell’ufficio. La nota, sottoscritta due giorni fa dal presidente del tribunale Napoli nord Luigi Picardi, è stata già inoltrata al Ministero della Giustizia. La richiesta è dettata da svariati motivi, perlopiù riconducibili alle difficoltà emerse sul fronte della gestione della struttura, che ha competenza su sette comuni dell’area giuglianese: Marano, Giugliano, Mugnano, Villaricca, Qualiano, Melito e Calvizzano. Nella nota inviata a Roma, il presidente Picardi fa riferimento alle continue lagnanze del Comune di Marano, ente capofila che ospita l’ufficio nella sede di piazzale San Escrivà de Balaguer. Rimostranze formalizzate anche durante l’ultima riunione dello scorso 6 maggio.
Le ragioni alla base della richiesta.
“E’ emerso – scrive Picardi – che i comuni di Mugnano, Melito e Qualiano non hanno adempiuto per diversi anni agli obblighi assunti di sostenere le proprie quote di spesa e all’ulteriore obbligo di assicurare un dipendente, mentre i comuni di Calvizzano e Villaricca risultano inadempienti solo per le quote di gestione relative all’anno in corso e hanno regolarmente fornito il personale amministrativo. E’ altresì emerso che il Comune di Giugliano non ha mai aderito alla convenzione, pur essendo il comune più ampio, ma ha contribuito volontariamente con l’apporto di due dipendenti di categoria C e D, l’ultimo dei quali però non è stato mai sostituito all’epoca del pensionamento avvenuto circa tre anni fa. Giugliano ha versato, come contributo volontario, esclusivamente la somma di euro 30 mila”. Ma non è tutto: nella lunga disamina, Picardi sottolinea che il Comune di Marano – tra l’altro in dissesto finanziario – ha anticipato in parte, nel corso degli anni, le spese occorrenti per il funzionamento dell’ufficio giudiziario. “Come chiarito dai commissari straordinari – si legge ancora nella nota – l’ente maranese non è in grado di apporre fondi in bilancio in anticipo e per conto di altri comuni aderenti alla convenzione. A far data dal 1 luglio, il Comune di Marano, che non può anticipare spese per altri enti, sarà costretto a disdire i contratti stipulati per il funzionamento della struttura”. Tra le tante problematiche emerse figurano anche quelle di carattere strutturale: “All’esito di un recente sopralluogo presso l’ufficio giudiziario, il responsabile della sicurezza del Comune di Marano ha riscontrato infiltrazioni dalla copertura e dai solai, derivanti da un sovraccarico degli stessi. E’ stato inoltre riscontrato il mal funzionamento degli impianti elettrici, dei sistemi di illuminazione, dei servizi igienici e di climatizzazione”. Tale anomalie, dunque, richiederebbero ulteriori interventi e costi che si andrebbero ad aggiungere a quelli (ordinari) di gestione. La mancanza dei requisiti di sicurezza imporrebbe, infine, il contingentamento degli accessi al presidio.
Il caso Cavallo.
Resta poi da sciogliere il nodo della proprietà della palazzina, sorta con un finanziamento regionale, ma in gran parte acquisita da due privati, i germani Cavallo, che hanno intentato un ricorso contro il Comune di Marano. Ente soccombente per non aver mai formalizzato e liquidato le somme relative agli espropri dei terreni. Allo stato, il 70 per cento dell’edificio che ospita il Giudice di pace non è più di proprietà comunale.





























