Processo Pip: ieri udienza fiume, ascoltati numerosi testimoni. In aula di nuovo l’ex funzionaria comunale Cerotto

0
Condividi
4.860 Visite

Un’udienza particolarmente interessante, quella andata in scena ieri al tribunale Napoli nord di Aversa. Processo Pip. Sul banco dei testimoni, convocati dalle difese degli imputati, sono comparsi l’ex responsabile dell’ufficio urbanistica del Comune di Marano, Paola Cerotto, i titolare di un’azienda, la Keramos, con interessi – in qualità di ex soci – in una delle società (la Ginevra) riconducibile ad Antonio Di Guida, l’ex consigliere comunale di Marano Salvatore Severino, nonché cugino ed ex dipendente di Di Guida, e Rocco Cafiero, indicato dalla Procura come elemento contiguo ai clan maranesi, contrabbandiere di lungo corso, che avrebbe investito nell’affare degli appartamenti realizzati da Di Guida a Villaricca circa due milioni di euro.

Paola Cerotto (non indagata, ndr) – che coordinò un’attività di verifica sull’area Pip – ha risposto alle domande dell’avvocato Della Pietra, legale di Oliviero Giannella, imputato nel processo con Di Guida, i fratelli Cesaro, Salvatore Polverino e Antonio Visconti, ribadendo che a suo avviso, sulla scorta di quanto contenuto nel piano regolatore generale, le distanze tra i capannoni non erano regolari e che eventuali modifiche potevano essere avallate solo con un atto approvato dal consiglio comunale, di cui lei non avrebbe mai trovato traccia. A suo avviso i Pdc rilasciati dal Comune molti anni fa, da modificare entro e non oltre i 18 mesi dall’emissione o con variante approvata in Consiglio, non potevano essere rilasciati. Ricostruzione che viene però contestata dai fratelli Cesaro.

I titolari di Keramos, Migliaccio senior e junior, (non indagati, ndr) hanno invece risposto alle domande circa la loro partecipazione, in qualità di soci, alla società Ginevra, che eseguì un affare immobiliare a San Giovanni a Teduccio. I Migliaccio, in due passaggi, cedettero poi le loro quote e hanno ricostruito i motivi che li indussero a farlo. Il presidente del collegio Chiaromonte e il legale di Di Guida, l’avvocato Briganti, si sono soffermati anche sui rapporti intercorsi tra loro e Mauro e Raffaele Spasiano, quest’ultimo ritenuto vicino al clan Polverino. Migliaccio senior ha riferito di averlo incontrato solo per ragioni professionali ed aver fornito allo Spasiano materiale per la realizzazione di un immobile ai Camaldoli. Materiale pagato con assegni e cambiali e senza alcuna fatturazione. Tutto in nero per un valore di 80 mila euro.

Salvatore Severino (non indagato, ndr), socio con il 34 per cento della Ginevra, le cui quote furono poi interamente cedute intorno al 2008, ha riferito sulla nascita di tale società, con il concorso di altri due professionisti, e di aver lavorato, in qualità di capo cantiere, ai colli Aminei dove erano in corso i lavori per Villa dei Gerani, anch’esso realizzato da una società di Di Guida. Severino, ex consigliere comunale, ha ribadito che di aver investito nella Ginevra poche migliaia di euro che gli furono poi restituite al momento della cessione (avvenuta in due tranche) delle quote, riferendo che di fatto la stragrande maggioranza dell’investimento era tutto a carico di Di Guida.

Rocco Cafiero, figura di non poco all’interno del processo, non è stato invece escusso. Bisogna infatti approfondire la sua posizione giuridica nell’ambito di questo procedimento: capire in pratica se è indagato. Il pm Visone, colto di sorpresa dalla presenza di Cafiero in aula, comunicherà a breve il dato al tribunale. Se dovesse risultare nell’elenco degli indagati, Cafiero dovrà essere assistito da un legale e si potrà avvalere della facoltà di non rispondere alle domande; in caso contrario dovrà testimoniare e per legge sarà obbligato a dire la verità.

 

 

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti