Agli indagati contestate operazioni di finanziamento per un ammontare di circa sette milioni di euro Era il presidente di una delle più importanti associazioni palestinesi in Italia. Aveva contatti diretti con politici, era stato invitato in Parlamento. Oggi – secondo le indagini della procura nazionale antiterrorismo – è stato arrestato perché considerato un finanziatore diretto di Hamas: ha inviato più di dieci milioni di euro e creato una cellula in Italia. La Polizia e la Guardia di Finanza hanno arrestato Mohammed Hannoun, personaggio controverso al centro da mesi del dibattito in Italia: Repubblica negli scorsi mesi aveva denunciato la vicenda, ricevendo anche una denuncia da Hannoun.
L’operazione – coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova – ha portato all’arresto di nove persone e al sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per oltre otto milioni di euro, i provvedimenti sono stati eseguiti dalla Digos della Polizia di Stato di Genova, in raccordo con la Direzione centrale della Polizia di prevenzione, dal Nucleo di polizia economico-finanziaria e dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza. L’indagine era nata in seguito dell’analisi di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, ed è stata poi sviluppata attraverso intercettazioni, monitoraggi dei flussi di denaro, acquisizioni documentali anche sotto copertura e un’intensa cooperazione giudiziaria internazionale, in particolare con i Paesi Bassi e altre autorità europee, anche tramite Eurojust. Sono stati inoltre acquisiti atti e documenti trasmessi dalle autorità israeliane. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli arrestati che farebbero parte dell’associazione terroristica sono: Mohammad Hannoun, ivertice del comparto estero di Hamas e capo della cellula italiana. In qualità di legale rappresentante o amministratore di fatto di diverse associazioni, avrebbe diretto per oltre vent’anni un sistema di raccolta fondi formalmente destinati a scopi umanitari, dirottando in realtà oltre il 70 per cento delle somme al finanziamento diretto di Hamas o di enti a essa collegati.
A lui viene attribuita la responsabilità di trasferimenti per 7.288.248,15 euro, soprattutto dopo il 7 ottobre 2023; Dawoud Ra’Ed Hussny Mousa, Elasaly Yaser, Al Salahat Raed e Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber, indicati come membri del comparto estero e componenti della cellula italiana, con ruoli operativi nella gestione delle sedi territoriali, nella propaganda e nella raccolta e nel trasferimento dei fondi; Osama Alisawi, già ministro del governo di fatto di Hamas a Gaza, cofondatore nel 1994 dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (A.B.S.P.P.), destinatario diretto di parte dei finanziamenti e in contatto costante con Hannoun e gli altri indagati. A questi si aggiungono altri arrestati accusati di concorso esterno nell’associazione terroristica: Abu Rawwa Adel Ibrahim Salameh, referente per il Nord-Est Italia; Abu Deiah Khalil, fondatore e legale rappresentante dell’Associazione Benefica La Cupola d’Oro, costituita nel dicembre 2023 e ritenuta strumentale alla prosecuzione delle attività di finanziamento nonostante i blocchi del circuito finanziario; Abdu Saleh Mohammed Ismail, domiciliato in Turchia, accusato di aver ricevuto e trasferito ad Hamas almeno 462.700 euro, anche in contanti. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe operato per anni attraverso l’A.B.S.P.P., la sua articolazione come organizzazione di volontariato e altre associazioni create successivamente, raccogliendo fondi apparentemente destinati alla popolazione civile di Gaza.
In realtà, tali somme sarebbero state inviate, anche mediante triangolazioni internazionali, ad associazioni dichiarate illegali dallo Stato di Israele perché ritenute sotto il controllo di Hamas, nonché direttamente a esponenti dell’organizzazione. Parte dei fondi sarebbe stata destinata al sostentamento dei familiari di attentatori suicidi o di detenuti per reati di terrorismo, rafforzando il consenso e l’adesione alla strategia terroristica. L’indagine ha infine delineato l’esistenza di una rete europea strutturata di raccolta fondi, di cui l’articolazione italiana rappresentata dagli arrestati costituirebbe una componente stabile, inserita in un progetto strategico della leadership di Hamas. La strategia era sempre la stessa: sostenere finanziariamente l’organizzazione attraverso attività formalmente caritative.
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