Nuova tegola sull’Ufficio del Giudice di Pace di Marano. Dopo anni di silenzi e prassi consolidate, emerge un caso destinato a far discutere: l’immobile che ospita il presidio giudiziario non ha mai pagato la tassa sui rifiuti (Tari). A rivelarlo è una nota ufficiale a firma della segretaria generale del Comune, Valentina Santini (foto in basso), che fa finalmente chiarezza su una situazione rimasta nell’ombra per oltre sedici anni.
La Santini, nella sua relazione, evidenzia che non esiste alcuna esenzione prevista dalla normativa per la struttura del Giudice di Pace, sottolineando che l’immobile – di proprietà in parte comunale – produce rifiuti come ogni altro edificio pubblico o privato. Pertanto, deve essere assoggettato al pagamento della Tari, con la spesa da ripartire tra tutti i Comuni che partecipano alla convenzione per la gestione del servizio giudiziario. Formalmente, tuttavia, la tassa dovrà essere intestata al Comune di Marano, quale ente detentore dell’immobile.
La segretaria generale ha quindi dato mandato all’Ufficio Tributi di procedere con l’emissione della Tari nei confronti del Giudice di Pace, quantificando gli importi dovuti e disponendo la ripartizione tra gli enti convenzionati. Ma non solo: la Santini ha chiesto anche il recupero immediato delle annualità pregresse, per evitare che i crediti del Comune cadano in prescrizione, con conseguente perdita definitiva di somme dovute alle casse pubbliche.
Nella stessa nota, la segretaria non risparmia critiche severe all’apparato amministrativo comunale. Parla apertamente di “sconcerto” per il fatto che, in oltre sedici anni, nessuno – né i responsabili del settore Tributi, né i segretari generali, né i revisori dei conti – abbia mai rilevato la mancata applicazione della tassa, nonostante fosse un obbligo chiaro e previsto dalla legge. “Una tale omissione – scrive Santini – ha determinato un danno per le casse comunali e rappresenta una violazione del principio di corretta gestione finanziaria che ogni ente locale è tenuto a garantire”.
Un atto che rischia di aprire un nuovo fronte di polemiche per un ufficio già segnato da mille anomalie e problematiche, che rischia, come richiesto dal presidente del tribunale Napoli nord, di chiudere i battenti.



























