Marano. Izzo: “Tra vecchi piani regolatori e nuovi Puc, il territorio continua a morire di cemento”

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Sul territorio si continua a costruire decine e decine di vani e parchi di cooperative, il tutto in nome scorpori di vecchi piani regolatori e di nuovi PUC.

Il grido di allarme per questo ulteriore consumo di suolo nasce dalla consapevolezza che il territorio e già vulnerabile per le colate di cemento dei decenni passati.

Territorio offeso e vilipeso da palazzinari senza scrupoli che hanno ridotto la città e la sua periferia in una cattedrale cementizia senza servizi, infrastrutture e l’ assenza totale di arterie viarie.

Il prodotto di questa situazione é sotto gli occhi di tutti, in particolare nei mesi invernali, quando le piogge trasformano le strade in veri corsi d’ acqua, rendendo la mobilità frenetica ai limiti della schizofrenia.

Perché allora continuare a costruire?

Non importa che le nuove costruzioni siano il frutto dei vecchi piani regolatori, oppure dalla stesura dei nuovi PUC adottati da amministrazioni politiche oppure da commissioni straordinarie. La domanda madre é: da cosa scaturisce la scelta di costruire ancora su di un territorio dove la vivibilità é al lumicino per la disarmonica crescita urbanistica, priva di strutture e infrastrutture, con il risultato di avere solo un ammasso di cemento amorfo.

La difesa del territorio é anche deterrente per eventuali infiltrazioni malavitose nel tessuto produttivo ed economico, non bisogna dimenticare che nei decenni passati spesso il cemento é stato latte per le organizzazioni criminali, come é dimostrato dalle tante inchieste giudiziarie.

Michele Izzo

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