La corsa alla presidenza della Regione Campania si preannuncia, ancora una volta, come una sfida tra nomi noti ma poco incisivi. Da un lato Edmondo Cirielli, scelto dal centrodestra dopo mesi di indecisioni, dall’altro Roberto Fico, esponente del centrosinistra che si porta dietro la scia del populismo a 5 Stelle. Una sfida che più che entusiasmare, lascia l’amaro in bocca a tanti elettori campani in cerca di volti nuovi, competenze reali e visione di lungo termine.
Cirielli, un candidato d’apparato che guarda solo a Salerno
Per il centrodestra la scelta è caduta, salvo sorprese dell’ultima ora, su Edmondo Cirielli, attuale viceministro degli Esteri, classe 1963, ex generale dei Carabinieri, storico esponente di Fratelli d’Italia. Una figura che può vantare esperienza politica e militare, certo, ma anche limiti evidenti: Cirielli è conosciuto quasi esclusivamente nella sua Salerno, provincia dove è stato presidente per un mandato tra il 2009 e il 2012, senza lasciare segni particolarmente memorabili. A Napoli, Caserta, Avellino e Benevento è pressoché un oggetto misterioso per l’elettorato.
La sua candidatura, blindata a Roma da Giorgia Meloni, è frutto di equilibri interni al partito più che di una reale spinta dal territorio. Anzi, la base campana del centrodestra avrebbe preferito un profilo civico, più moderato, in grado di parlare anche a quella parte di elettorato disillusa e distante dalle dinamiche di partito. La proposta Giosy Romano, ad esempio, guardava proprio in quella direzione, ma è stata scartata senza appello da Cirielli stesso e dalla linea dura di FdI. Risultato? Un candidato che parte svantaggiato nei sondaggi, con un profilo fortemente ideologizzato e poco attrattivo per l’elettorato urbano e giovane.
Fico, il volto stanco del populismo in salsa grillina
Sul fronte opposto, la sinistra si affida a Roberto Fico, ex presidente della Camera e volto noto del Movimento 5 Stelle, oggi rientrato sotto l’ombrello del campo largo. Ma anche in questo caso, più che entusiasmo, prevale lo scetticismo. Fico rappresenta la solita narrazione populista, fatta di slogan, opposizione sterile e zero risultati concreti. In anni alla guida di Montecitorio ha collezionato più presenze che decisioni, e ora si propone come guida di una Regione complessa e difficile, come se bastassero le parole a risolvere i problemi strutturali della Campania.
Il suo posizionamento anti-sistema stride con la sua lunga permanenza dentro il sistema. E se da un lato punta a intercettare i delusi della sinistra tradizionale, dall’altro fatica a dialogare con l’imprenditoria, le categorie produttive e il mondo delle professioni. Il rischio è quello di ritrovarsi con un candidato incapace di aggregare davvero e di rispondere alle esigenze reali di una Regione che ha bisogno di concretezza, non di attivismo da salotto.
Una sfida deludente, che rischia di allontanare gli elettori
Cirielli e Fico rappresentano, in modi diversi, la crisi della politica campana: da un lato l’uomo di partito calato dall’alto, lontano dal tessuto urbano e sociale di gran parte della Regione; dall’altro il volto logorato del populismo, privo di slancio, idee e risultati. Nessuno dei due sembra incarnare quella discontinuità di cui la Campania avrebbe disperatamente bisogno.
In questo scenario, il vero sconfitto potrebbe essere il cittadino, ancora una volta chiamato a scegliere tra due proposte stanche, poco radicate e prive di una visione chiara per il futuro.


























