Campania, la farsa del Congresso Pd: il partito dei cacicchi incoronerà De Luca Jr a fine settembre

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Dal 25 al 28 settembre il Partito Democratico celebrerà in Campania un congresso che, più che segnare la rinascita di un partito commissariato da anni, sancisce definitivamente il passaggio a una gestione dinastica del potere. Il principale (e unico) candidato alla segreteria regionale è Piero De Luca, figlio del presidente della Regione Vincenzo De Luca. Nessuna sorpresa, nessuna competizione reale: si va verso un’elezione all’unanimità, blindata da un accordo tra la segretaria nazionale Elly Schlein e il governatore campano.

Altro che congresso democratico: questa è l’ennesima prova muscolare di un sistema interno fatto di fedeltà, cordate e silenzi calcolati. L’opposizione interna, rappresentata da figure come l’europarlamentare Pina Picierno, ha parlato apertamente di “gestione privatistica” del partito. Una denuncia forte, che però rischia di affondare nel vuoto, data la compattezza imposta dall’accordo verticistico. Altro che pluralismo e partecipazione: il congresso si è trasformato in un rituale di investitura, utile solo a formalizzare scelte già decise nelle stanze del potere.

L’ascesa di De Luca Jr. non è isolata. A trarne vantaggio, parallelamente, è anche Roberto Fico, ormai destinato a essere il candidato del Campo Largo alle prossime regionali. Un altro tassello dell’intesa tra PD e M5S, confermata dall’imminente arrivo a Napoli di Giuseppe Conte per l’investitura ufficiale. Una macchina da guerra costruita sopra i malumori, ma alimentata dalla convenienza reciproca.

Il centrodestra osserva e si muove: il nome forte è quello di Edmondo Cirielli (FdI), ma resta in campo l’ipotesi civica di Giosy Romano, gradito a Forza Italia. Tuttavia, mentre gli avversari si organizzano, il PD campano sembra ripiegato su sé stesso, chiuso in una logica da congresso-fotocopia, dove si celebrano gli equilibri interni anziché offrire una visione politica per il futuro.

A farne le spese sono ancora una volta gli iscritti, i militanti, i territori. Ridotti a spettatori di un copione scritto altrove, in cui la parola “congresso” suona come un insulto alla partecipazione. In Campania si celebra il congresso dei cacicchi, non della democrazia.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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