Marano, Giugliano e Pomigliano. La legge c’è, ma non si applica o non è stata ancora applicata: il flop del Ministero dell’Interno

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In un Paese normale, la legalità dovrebbe rappresentare la bussola imprescindibile per qualsiasi amministrazione pubblica. In Italia, però, si è sempre più spesso costretti a constatare quanto questa bussola venga ignorata, piegata o messa nel cassetto. I casi di Giugliano, Marano e Pomigliano d’Arco non fanno eccezione. Anzi: rappresentano l’emblema dello sfacelo amministrativo e della crisi della credibilità istituzionale.

Questi comuni – tra i più popolosi della Campania – sono da anni attraversati da zone d’ombra, ombre che in un Paese serio avrebbero già portato a commissariamenti e scioglimenti per infiltrazioni mafiose, o quantomeno a un’accelerazione delle indagini e delle verifiche. Invece no. Si tergiversa, si temporeggia. Per Giugliano e Marano, il Viminale ha ancora pochi giorni per decidere, ma l’impressione è che si stia cercando – come ormai da prassi consolidata – il “pelo nell’uovo”, la scappatoia giuridica, l’alibi tecnico per non intervenire.

Eppure, gli elementi raccolti dalle commissioni d’accesso e dagli organi inquirenti sembrano ampiamente sufficienti. A Giugliano, l’ultima amministrazione insediata sembra rappresentare una continuità evidente con la gestione precedente a guida Pirozzi, non solo nella linea politica, ma soprattutto nei rapporti e nelle relazioni tra assessori e consiglieri. A Marano, la trama si infittisce: intrecci familiari, frequentazioni opache, relazioni istituzionali ambigue. Ci sarebbe materiale per un libro.

E Pomigliano? Un caso che grida vendetta, ma che, inspiegabilmente, resta fuori dai radar istituzionali. L’impressione è che la soglia di tolleranza nei confronti del degrado amministrativo si sia alzata a livelli pericolosamente elevati.

Il problema, però, è più profondo. Il Ministro dell’Interno attuale ha più volte espresso dubbi sull’utilità dello strumento dello scioglimento per mafia. È una posizione legittima, ma allora perché non si cambia la legge? Perché si lascia tutto in un limbo, in una zona grigia?

Questa inerzia, questa non-scelta, è uno scandalo tutto italiano, silenzioso quanto devastante. Non servono toni enfatici per descriverlo: bastano i fatti, le carte, le evidenze. Ma nel vuoto di decisioni, la sensazione è che anche la legge, in Italia, sia diventata facoltativa.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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