In Campania non è una campagna elettorale, è un esperimento sociale. Il “Campo Largo” ha ufficialmente acceso i motori, e lo ha fatto con un programma che sembra scritto a metà tra un’assemblea studentesca del 2006 e un laboratorio di sociologia creativa. A guidare questa galassia variopinta c’è Roberto Fico, ex presidente della Camera, volto istituzionale del Movimento 5 Stelle, scelto come candidato unitario da una coalizione che definire “eterogenea” è un atto di misericordia.
Un programma largo, larghissimo
Nelle intenzioni, il Campo Largo dovrebbe unire il meglio del progressismo meridionale. Nei fatti, unisce M5S, PD, pezzi di sinistra extraparlamentare, una spolverata di renziani in cerca di casa, e – in un colpo di scena degno di Netflix – De Luca senior, che non si candida ma “vigila”, e forse anche qualche calendiano distratto. Il risultato è un programma che ha la coerenza narrativa di un album dei Pink Floyd suonato da un’orchestra jazz ubriaca. Eppure, funziona. Almeno sulla carta.
I punti salienti del “Programma Largo”
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Reddito di Cittadinanza e Reddito Regionale: Il primo sarà “rilanciato”, il secondo creato da zero. “Nessuno dovrà scegliere tra pagare la spesa o un panino alla sagra del paese”, ha detto Fico. Il Reddito Regionale sarà destinato “a chi non ha accesso ad altri sostegni, ma anche a chi ha accesso ma non abbastanza voglia”.
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Bollette? Ci pensano le banche: Una misura tanto semplice quanto rivoluzionaria: grazie a un “patto etico-finanziario”, le banche copriranno le bollette degli utenti in difficoltà. Nessuno ha ancora visto il testo dell’accordo, ma il principio è chiaro: “Chi ha, dà. Chi non ha, riceve. E le banche… danno. Almeno stavolta.”
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Salario Massimo (sì, massimo): In un ribaltamento totale della logica economica, il Campo Largo promette un “salario massimo garantito” per i lavoratori che aderiscono al progetto politico. Non un tetto ai guadagni, ma un pavimento altissimo. Tradotto: “Chi ci vota avrà uno stipendio minimo da dirigente.” La misura sarà “finanziata attraverso la fiscalità progressiva, la lotta all’evasione e un po’ di ottimismo”.
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Chiusura delle carceri: Non tutte, ma molte. “Le prigioni sono un modello superato”, ha spiegato un consigliere M5S. Il piano prevede la conversione degli istituti penitenziari in centri culturali, laboratori di falegnameria e case dello yoga sociale. Il motto? “La rieducazione si fa in salotto.”
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Occupazione legale delle case vuote: Un altro pilastro del programma. Gli alloggi sfitti, anche se privati, potranno essere “messi a disposizione della collettività” in caso di emergenza abitativa. “Non è esproprio – ha precisato un rappresentante del PD – è solidarietà abitativa diffusa con corresponsabilità cittadina a rotazione volontaria.”
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Liberalizzazione delle droghe (e della noia): Via libera alla cannabis, ma anche apertura al “dibattito sulla regolamentazione di tutte le sostanze leggere, medie e da definire”. L’obiettivo dichiarato è “togliere spazio alla criminalità e dare ai giovani qualcosa di meglio da fare del calcetto il martedì sera”.
Una visione nuova (forse troppo)
“Non è populismo, è giustizia sociale radicale”, spiega Fico con la calma di chi ha appena letto un editoriale di HuffPost e ha deciso di crederci davvero. Il campo largo, nella sua versione campana, è un progetto politico ambizioso, poetico e fortemente rischioso. Parla a un elettorato stanco, precario e soprattutto affezionato all’idea che qualcuno debba occuparsi di lui, sempre.
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