Pa in grave ritardo, mancano 65mila tra tecnici e ingegneri: l’allarme della Corte dei Conti

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L’allarme nella relazione Corte conti al Parlamento. L’inflazione causa aumenti del 10,7% Mancano 65 mila figure altamente qualificate nel digitale Mancano 65 mila figure tecniche nella pubblica amministrazione per attuare il Pnrr. Per centrare gli obiettivi posti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza sulla digitalizzazione della p.a. servono “elevate competenze tecniche” di cui la p.a. italiana è carente, tanto da essere “in grave ritardo rispetto agli altri Paesi europei”.

Per portare l’Italia al livello degli standard medi Ue servirebbero 65.000 figure qualificate in ambito digitale.

“Una sfida difficile, alla luce delle difficoltà riscontrate nell’ultimo biennio dall’attività concorsuale per il reperimento di profili professionali tecnici o particolarmente specializzati”. A rendere più onerosa l’attuazione del Pnrr ci si mette anche l’inflazione che ha generato un aumento di prezzi dei beni e servizi del 10,7%, con punte del 12,6%.
Uno scostamento a cui il governo ha cercato di porre rimedio integrando le risorse attraverso il Fondo opere indifferibili.

A lanciare l’allarme sono le sezioni unite della Corte dei conti in sede di controllo che hanno approvato la relazione al parlamento sullo stato di attuazione del Pnrr relativa al primo semestre 2023. La Corte ha scattato una fotografia del Recovery plan italiano in chiaroscuro. Buoni i risultati raggiunti dagli obiettivi europei: risultano conseguiti tutti e 28 quelli del primo semestre, innalzando al 34% il livello complessivo di attuazione (era il 28% a fine 2022). Un po’ meno performanti i dati relativi alle 54 scadenze con rilievo unicamente nazionale. Di quelle in scadenza a giugno 2023, ne risulta concluso il 74%, mentre il 19% figura in corso e un ulteriore 7% in ritardo.

Dei 69 obiettivi europei del secondo semestre 2023, la maggior parte dei quali interessati dalla proposta di revisione del Governo, a metà ottobre ne erano stati conseguiti solo 10, mentre 57 risultano ancora in corso (83% del totale), e due figurano in ritardo rispetto alle tempistiche del cronoprogramma. Per questo, osserva la magistratura contabile, “appare sempre più urgente una spedita finalizzazione della fase di revisione del Piano per rimuovere fattori di incertezza, sia per le iniziative che rimarranno gestite nell’ambito del Pnrr sia per quelle che dovranno fuoriuscirne, consentendo a soggetti responsabili e attuatori gli opportuni adattamenti”. Dei 59 obiettivi non ancora portati a casa, 10 sono classificati come di difficoltà alta, 21 di difficoltà media e 28 di bassa difficoltà.
Tra le riforme che stanno procedendo bene, la Corte ne cita due, entrambe di competenza del Mef.

In primis la riduzione dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e delle autorità sanitarie che ha come scopo quello di garantire che, entro il quarto trimestre del 2023, con conferma nel 2024, le p. a. centrali, regionali e locali paghino gli operatori economici entro il termine di 30 giorni e le autorità sanitarie regionali entro il termine di 60 giorni. L’obiettivo è stato centrato grazie al decreto legge n. 13/2023 che ha previsto precise responsabilità dei funzionari in caso di ritardo nei tempi di pagamento.

In particolare si prevede che le amministrazioni pubbliche, nell’ambito dei sistemi di valutazione della performance previsti dai rispettivi ordinamenti, debbano provvedere ad assegnare, integrando i rispettivi contratti individuali, ai dirigenti responsabili dei pagamenti delle fatture commerciali, nonché ai dirigenti apicali delle rispettive strutture, specifici obiettivi annuali relativi al rispetto dei tempi di pagamento ai fini del riconoscimento della retribuzione di risultato, in misura non inferiore al 30 per cento.

In ambito fiscale, osserva la Corte, “l’obiettivo di semplificazione degli adempimenti a carico dei contribuenti è stato perseguito attraverso l’avvio delle dichiarazioni Iva precompilate per l’esercizio 2022, rese disponibili per oltre 2,4 milioni di soggetti”.
Sui controlli, la Corte conti promuove, giudicandolo affidabile, l’attuale sistema di rendicontazione delle spese, ma raccomanda di monitorare per il futuro l’adeguatezza organica delle strutture di audit per assicurare “il tempestivo espletamento delle verifiche e garantire la liquidità dei soggetti attuatori”.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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